HomeAttualità e SocietàPACS: IL «PATTO» CHE DIVIDE L’ITALIA. QUALE FUTURO PER IL NOSTRO PAESE?

PACS: IL «PATTO» CHE DIVIDE L’ITALIA. QUALE FUTURO PER IL NOSTRO PAESE?

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Pacs: patti civili di solidarietà. Lo scioglimento del noto acronimo lascia già intuire un raggio d’azione ben più ampio della semplice “istituzionalizzazione” dell’unione di coppie omosessuali. Troppo spesso, infatti, si pensa ai “patti civili di solidarietà” come ad un “instrumentum regni” per quanti, per ragioni politiche e non, intendano far approvare le unioni gay. Ma i Pacs, quantomeno, non sono solo questo. Introdotti in Francia con la legge n. 99-944 del 15 novembre 1999 (Du pacte civil de solidarité et du concubinage), i Pacs definiscono una nuova forma di unione, distinta dall’istituto matrimoniale (ma ad esso non contrapposto), caratterizzata dalla presenza di una nuova forma contrattuale con cui due persone maggiorenni dello stesso sesso o di sesso diverso, possono organizzare la loro vita in comune. I Pacs comportano una serie di obblighi per i partner che vanno dall’impegno a condurre una vita comune sino ad una responsabilità comune per i debiti contratti dalla firma del contratto, inoltre. non garantiscono l’adozione e terminano per la morte di uno dei partner e possono sfociare nel matrimonio per le coppie eterosessuali.
Il nostro ordinamento giuridico già dava rilievo, sia pure in maniera non approfondita e non adeguata alle esigenze sociali dei giorni nostri, a quella che è la famiglia di fatto.Sin dal 1958 il Regolamento anagrafico della popolazione approvato con DPR n. 136, successivamente modificato ed integrato con DPR 223 DE 1989, è ancor oggi vigente.
In particolare l’art. 5 prevedeva la convivenza anagrafica di persone non legate da vincolo familiare. E’istituiva addirittura, come per il capo famiglia, la figura del capo convivente, individuato nella persona che normalmente la dirige.
Si dovrebbero ora formalizzare nel dettaglio i diritti ed i doveri dei conviventi, ed è proprio questa la materia del dibattito politico che impegna le variegate forze di maggioranza del centro sinistra.
Una prima mozione dell’Ulivo sull’argomento è stata approvata in Parlamento con 301 voti favorevoli e 260 contrari ed impegna il Governo a presentare un apposito disegno di legge entro il 15 febbraio.
Dovrebbero essere regolamentate le modalità della dichiarazione di convivenza, i diritti di successione, la pensione di reversibilità, l’obbligo degli alimenti e l’assistenza per malattia, ma non si deve perdere di vista che prioritariamente deve essere garantito il bene comune della società italiana nel rispetto dei principi sanciti dalla Costituzione o più semplicemente una maggiore attenzione da parte di coloro che reggono i destini della nostra Repubblica.
Una questione non semplice, venuta allo scoperto dopo il “tentativo” di lasciarla passare in sordina come uno dei punti interni alla legge finanziaria. La possibile approvazione dei Pacs è stata foriera di una separazione Stato- Chiesa degna del periodo inquisitorio, con un’ovvia scissione parlamentare tra i laici e i cosiddetti “teodem”: i cattolici convinti, accusati in ultima istanza da Fabris, capogruppo dell’Udeur alla Camera, di essere «tutto fumo e niente arrosto».
Per i laici si tratta di garantire un passo avanti per la democrazia italiana, seguendo le orme precorse sia dalla Francia che dalla Spagna; per i cattolici è un tentativo di minare le fondamenta della famiglia che è tale solo se fondata sul matrimonio.
Intanto la Regione Campania ha approvato in prima lettura il nuovo Statuto che – come gli Statuti di Toscana, Umbria ed Emilia-Romagna, già approvati in via definitiva – contiene, all’art. 9, un importante ed innovativo riferimento alle “unioni familiari”, riconosciute e sostenute al pari della famiglia fondata sul matrimonio.
Per Sergio Lo Giudice, presidente nazionale di Arcigay, asserisce che: «Con l’art. 9 del nuovo la Campania si apre all’Europa e si collega ai più recenti e civili traguardi in tema di diritti civili.
La distinzione fra il diritto a sposarsi e quello a costituire una famiglia, infatti, è un principio contenuto, proprio all’art. 9, nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, proclamata a Nizza nel 2000, già recepita dal Parlamento italiano e in procinto di essere inserita nella Costituzione europea.»

VINCENZO CASTALDO
IOLANDA STELLA CORRADINO

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