Nei giorni scorsi ai Quartieri spagnoli è stato rimosso un altarino. L’opera occupava in maniera significativa il suolo pubblico, in prossimità di un incrocio, che fungeva da altare commemorativo per Vincenzo Masiello, ventiduenne ucciso a colpi di pistola nel settembre del 2012. L’avvocato della famiglia Masiello, Raffaele Serpe, ha contattato la redazione di Internapoli spiegando che «nell altarino era presente anche la foto del giovane Masiello Vincenzo, ma non solo. Vi erano anche molti altri ritratti di persone decedute, non collegate alla criminalità.  In particolare, pur avendo un precedente maturato nella minore età, lo stesso Masiello non era affiliato ad alcun clan, e nessuna rivalità vi era. Le ragioni dell’omicidio consistono nell’insofferenza del giovane alle dinamiche perpetrate dai condannati». Dunque nonostante il fatto che la foto di Masiello fosse presente in quell’altarino il legale ha evidenziato come Masiello non faceva parte di nessun gruppo della criminalità organizzata come ribadito anche dalla sentenza della Corte d’Assise di Napoli, confermata in Appello e Cassazione.

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