Un nuovo colpo di scena. L’ennesimo. Quello proveniente dal tribunale del Riesame di Napoli che ha annullato una nuova ordinanza relativa al maxi blitz di qualche settimana fa a San Giovanni a Teduccio. Questa volta però il dispositivo annullato riguarda un pezzo da novanta del clan Rinaldi, Ciro Grassia detto Cibè. Fratello del più conosciuto ras Sergio (‘comandante in seconda’ del gruppo del rione Villa) ma soprattutto cognato del boss Ciro Rinaldi ‘Mauè’. Anche per Grassia le accuse erano abbastanza pesanti: Cibè era infatti accusato di essere uno dei vertici nel nuovo cartello criminale formatosi a Napoli est, cartello che, secondo la Procura, interessa i Rinaldi, i Reale e i Formicola. Decisive le argomentazioni del suo legale, Nicola Pomponio, che ha evidenziato incongruenze e discrepanze nei racconti dei numerosi collaboratori di giustizia che accusavano il ras 57enne. La notizia era stata anticipata da Il Roma.

Qualche giorno prima nuova ordinanza annullata per il ras Silenzio: l’articolo precedente

Ha del clamoroso la decisione del Riesame di Napoli (XII sezione) che ha scarcerato Francesco Silenzio. Decisive le argomentazioni del suo legale, l’esperto avvocato Salvatore D’Antonio, argomentazioni pienamente accolte dal tribunale della libertà. Quest’ultimo ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare a carico del presunto boss del sodalizio del ‘Bronx’ di San Giovanni a Teduccio arrestato nel corso del maxi blitz dello scorso 17 maggio contro i gruppi criminali di Napoli est (leggi l’articolo). Il Riesame ha pienamente accolto le argomentazioni avanzate dall’avvocato D’Antonio annullando il dispositivo a carico di Silenzio per assenza di gravità indiziaria. L’abile penalista in pratica ha evidenziato le incongruenze delle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia che identificavano Silenzio come reggente del gruppo che nella zona di via Taverna del Ferro avrebbe di fatto soppiantato il clan Formicola. Il legale di Silenzio in pratica ha contestato le interpretazioni relative ad alcune intercettazioni di colloqui in carcere (secondo la Procura quest’ultime provavano il ruolo direttivo di Silenzio anche da detenuto) evidenziando che tali registrazioni non provavano l’esistenza di un’unione di tre sodalizi che, a Napoli est, avrebbero gestito gli affari criminali dal 2014 a oggi. Intercettazioni dunque reinterpetate radicalmente dalla difesa, impostazione poi pienamente accolta dal Riesame. L’inchiesta adesso sui clan di Napoli est rischia di sgretolarsi anche perchè si tratta del quinto annullamento in pochi giorni.

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