Giugliano. Incastrato dal Gps dopo la rapina a Varcaturo, scarcerato Armando Di Biase ‘pataniello’

Il Tribunale del Riesame di Napoli, decima Sezione Penale presieduta dalla Dottoressa Elena Valente, ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP del Tribunale di Napoli Nord, Dott.ssa Maria Gabriella Iagulli, nei confronti di Armando Di Biase, 33enne giuglianese. Il Tribunale della libertà, accogliendo l’arringa dell’avvocato Luigi Poziello, ha ritenuto insussistenti i gravi indizi di colpevolezza ed ha disposto la immediata scarcerazione del giovane, soprannominato “pataniello”.
Questi i fatti: erano stati presi grazie al Gps i presunti rapinatori che la notte del 18 giugno hanno seminato il terrore all’interno del bar Code a Varcaturo, situato in via Ripuaria. I due banditi portarono via  380 euro dell’incasso, gli smartphone del titolare e di 2 clienti e la collanina d’oro di uno di loro.
I 2 complici – identificati secondo gli inquirenti – poi in Pasquale Conte, 31enne e Armando di Biase, 33enne, entrambi di Giugliano sono entrati nel bar con i volti coperti da passamontagna, armati di pistola e cacciavite, hanno rapinato i 3 sfortunati e si sono allontanati a bordo di una utilitaria grigia con un faro rotto.
I carabinieri della Stazione di Varcaturo, guidati dal maresciallo Procolo Petrungaro e coordinati dal capitano Andrea Coratza della Compagnia di Giugliano, sono arrivati nel bar teatro della rapina dopo pochi minuti e si sono subito messi alla ricerca dei 2 sulla base delle descrizioni raccolte, del particolare del faro rotto e del segnale che inviava il sistema di geolocalizzazione dell’autovettura Fiat grande punto su cui i rapinatori erano fuggiti (auto per altro intestata a Conte).
I militari hanno localizzato i 2 dapprima presso le rispettive abitazioni, site in Via Literno ed in Via degli innamorati, ma non riuscivano a fermarli, e poi nel comune di Mugnano di Napoli e li hanno fermati mentre consegnavano del denaro a un uomo. Conte e Di Biase sono stati bloccati e perquisiti. Il primo aveva addosso 240 euro, verosimilmente parte del provento della rapina; a casa invece nascondeva una pistola scenica di metallo privata del tappo rosso e con 5 colpi a salve nel caricatore ed i vestiti indossati poco prima durante la rapina (un pantalone di tuta, 2 felpe nere e 2 paia di scarpe sportive).
I militari hanno controllato anche all’interno della loro auto riuscendo a recuperare uno degli smartphone rapinati poco prima e un cacciavite giallo e nero.
l’utilitaria è stata posta sotto sequestro. Di Biase Armando, non portando i documenti di identità, nell’immediatezza aveva fornito false generalità per evitare di essere segnalato, ma poi è stato scoperto grazie al fotosegnalamento e denunciato a piede libero per falsa dichiarazione al pubblico ufficiale.
Gli arrestati sono stati portati in carcere a Poggioreale.
Di Biase era sottoposto all’affidamento in prova ai servizi sociali per una pregressa condanna per rapine aggravate con la tecnica del buco; il Magistrato di sorveglianza di Napoli gli ha comunque revocato il beneficio della misura alternativa, concessa 2 anni fa su richiesta dell’avvocato Luigi Poziello, in quanto – sebbene abbia dimostrato – allo stato – di non aver commesso la rapina a Varcaturo, comunque ha violato più volte le prescrizioni (accompagnandosi a soggetto pregiudicato; facendosi controllare al di fuori del comune di residenza, dove gli era stato imposto di non allontanarsi ed in orario notturno, non compatibile con la misura del l’affidamento in prova).