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Assaggi di cocaina ai summit al ristorante, 6 arresti contro i narcos di Roma

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Mercoledì i Carabinieri del Comando Provinciale hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Roma, su richiesta della locale DDA della Procura della Repubblica, nei confronti di 7 persone (3 in carcere, 3 agli arresti domiciliari e 1 all’obbligo di presentazione alla p.g.) gravemente indiziate, a vario titolo, dei reati di traffico illecito di sostanze stupefacenti, spaccio e detenzione illegale di armi. La misura restrittiva trae origine dall’operazione eseguita dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma lo scorso 29 maggio ed è stata emessa all’esito degli interrogatori preventivi effettuati il 5 e l’8 giugno successivi. Anche in questo ulteriore segmento investigativo è emerso uno spaccato inedito e allarmante delle dinamiche del narcotraffico capitolino.

Summit e “assaggi” nei ristoranti della Capitale

L’organizzazione utilizzava noti locali pubblici, come un ristorante nel quartiere Portuense, per veri e propri summit operativi. Tra i tavoli, all’insaputa degli avventori, i vertici ricevevano i corrieri, pianificavano le consegne e testavano fisicamente la qualità della cocaina (il cosiddetto “assaggio”) prima di finalizzare acquisti per decine di migliaia di euro;

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Le donne del clan come corrieri, “pali” e cassiere

Un ruolo essenziale per la sopravvivenza del sodalizio era affidato alle figure femminili (mogli, fidanzate e familiari degli indagati). Sfruttando la loro apparenza insospettabile, trasportavano a piedi o in auto zaini carichi di cocaina nel centro di Roma. Inoltre, gestivano la contabilità occulta, custodivano i contanti in casa e fungevano da scudo e tramite per le comunicazioni con i vertici già detenuti;

L’hashish “Mousse” e il terrore degli odori nei condomini

Il gruppo muoveva droghe di altissima qualità, tra cui una pregiata variante di hashish denominata “Mousse”. Tuttavia, il fortissimo e pungente odore emanato da questo stupefacente ha più volte scatenato il panico tra i trafficanti. Le intercettazioni li descrivono terrorizzati dal fatto che le esalazioni, rimaste intrappolate negli androni e negli ascensori dei palazzi durante lo scarico della merce, potessero allertare i vicini o le pattuglie;

Fughe rocambolesche e la “batosta” in diretta

Le microspie a bordo delle auto hanno registrato in diretta il terrore di uno dei vertici del gruppo durante l’arresto del suo fornitore. Mentre era appostato in macchina a contare i contanti per un imminente scambio, ha assistito al blitz dei militari, dandosi a una fuga precipitosa per i vicoli. Poco dopo, intercettato in auto in lacrime con la moglie, lamentava disperato la “batosta” subita per aver perso in un attimo un carico di cocaina del valore di 50.000 euro;

La transizione alle App “Auto-distruggenti”

Messa alle strette dalle indagini sui sistemi criptati tradizionali, l’organizzazione si è evoluta, spostando la contabilità criminale e lo scambio di coordinate GPS su applicazioni come Signal e Telegram. I criminali attivavano sistematicamente la funzione dei “messaggi a tempo” (impostando l’autodistruzione anche a soli 5 minuti) per scambiarsi fotografie dei panetti di droga e dei contanti senza lasciare tracce nei dispositivi.

Si precisa che il procedimento penale versa nella fase delle indagini preliminari, per cui gli indagati sono da ritenersi presunti innocenti fino a un definitivo accertamento di colpevolezza con sentenza irrevocabile.

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