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Asse della droga tra Secondigliano e il Basso Lazio: chiesti 110 anni di carcere

Nell’aula bunker del carcere di Rebibbia, davanti al Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Roma Dott.ssa Angela Gerardi, è stato ammesso il rito abbreviato per 10 soggetti finiti nel luglio dell’anno scorso in una maxi retata antidroga tra Secondigliano ed il Basso Lazio. Queste le richieste di condanna del pubblico ministero

1. Mallo Massimiliano anni 3 reclusione
2. Scotto Domenico anni 20
3. Scotto Raffaele anni 18
4. Forte Stefano anni 18 mesi 8
5. Aliberti Michele anni 16 mesi 8
6. Prete Amedeo anni 17 mesi 4
7. Camerota Diego, anni 2 con attenuanti generiche
8. Sarno Valentino anni 4
9. Palumbo Walter anni 3
10. Brancaccio Carmine anni 8 mesi 4

Collegio difensivo avvocati Domenico Dello Iacono, Mario Pasquale Fortunato, Luigi Poziello, Giuseppe Biondi, Domenico De Rosa, Pasquale Cardillo Cupo, Massimo Signore, Dario Cuomo, Vito Castronuovo.

L’operazione antidroga. 

Una vasta operazione antidroga condotta dai carabinieri della compagnia di Latina tra il basso Lazio e la Campania vide eseguire una ordinanza che prevede 22 misure cautelari. Gli indagati secondo la direzione distrettuale antimafia di Roma che ha coordinato le indagini, fanno parte di una organizzazione finalizzata al traffico della droga attigua ai clan di Secondigliano.

I componenti del gruppo criminale, compresa una donna, sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, possesso di armi e materiali esplodenti, minaccia, violenza privata e lesioni, con l’aggravante di aver agito con metodo mafioso.

I provvedimenti sono scaturiti da una complessa e articolata attività investigativa condotta dai Carabinieri di Formia – coordinati dalla D.D.A. di Roma – sviluppata da ottobre 2015 ad agosto 2016 e nuovamente aggiornata da marzo a settembre 2018, anche con la collaborazione con la Direzione Centrale per i servizi Antidroga del Ministero dell’Interno.

Il gruppo criminale agiva sotto la guida di due fratelli provenienti dal quartiere Secondigliano di Napoli che – con spregiudicatezza ed importando atteggiamenti tipici delle organizzazioni camorriste – avevano deciso di conquistare il mercato degli stupefacenti del sud pontino, arruolando a tal fine manovalanza criminale locale e creando così una fitta rete di pusher. Per assumere il controllo dell’attività di approvvigionamento e smercio di cocaina, hashish, marijuana e shaboo, imponendosi sul territorio, avevano posto in essere aggressioni e minacce anche ricorrendo all’uso di armi e di manufatti esplosivi, sino a conquistare l’egemonia nella vendita di droghe in un’ampia area incentrata su Scauri, nota località turistica del comune di Minturno (LT).

Fatta piena luce sulle modalità con le quali i predetti indagati, alcuni dei quali contigui a clan camorristici operanti nel quartiere Secondigliano di Napoli, importavano ingenti quantitativi di stupefacente dalla città partenopea e dalla spagna;

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