La protesta degli ambulanti
La protesta degli ambulanti

Grossa mobilitazione questa mattina degli ambulanti e dei fieristi della Campania, stanchi delle prolungate chiusure per il contrasto alla pandemia che stanno mettendo in ginocchio un intero comparto. Migliaia di operatori con i loro mezzi utilizzati per il trasporto delle merci hanno bloccato nelle prima ore della mattina l’autostrada A1 e in direzione Roma all’altezza di Caserta Sud. L’obiettivo è di raggiungere Roma e chiedere un intervento del Governo che consenta ai mercatali e i fieristi di tornare attivi con il loro commercio e superare l’attuale crisi economica. Gli operatori, provenienti dal capoluogo partenopeo, dalla provincia, dal vesuviano, dal salernitano, dal casertano, si sono dati prima appuntamento a Palma Campania raggiungendo il Cis di Nola proseguendo poi per Caserta e Marcianise con tappa al centro commerciale Campania.

“Semplicemente grandi. Una cosa grossa sta succedendo oggi in Campania, mai vista prima. Ho visto ambulanti piangere di emoziona e rabbia per una chiusura che è per noi discriminatoria. Vogliamo riaprire subito, i mercati sono luoghi sicuri” afferma il segretario nazionale dell’Associazione Nazionale Ambulanti Marrigo Rosato. In una lettera inviata al presidente del consiglio Mario Draghi Ana insieme al sindacato Ugl ha elencato una serie di richieste. Tra cui: riapertura immediata delle fiere, sagre, eventi e feste religiose; esonerare per l’intero 2021 gli operatori dal pagamento del canone unico; istituzione di una tassa fissa, di un fondo di solidarietà e di un fondo per la riqualificazione delle strutture mercatali in tutt’Italia.

“I mercati si svolgono all’aperto, vi è un naturale ricambio d’aria e sono stati riaperti nel rispetto delle linee guida anticovid adottate dalle Regioni’’. Gli operatori del settore mercatale e fieristico dicono di sentirsi “discriminati rispetto da altre categorie – come i centri commerciali, i megastore e le grandi strutture di vendita della grande distribuzione, alimentare e non – a cui è consentito esercitare l’attività nonostante non’’ sia “garantito il distanziamento sociale tra persone’’.

Sott’accusa anche l’ultimo Decreto Sostegni che non sarebbe stato capace di “dare risposte ad una categoria solo due indennità di 600 euro con il Decreto Cura Italia e poi pochissimi aiuti economici’’ ricordando le 10.000 attività chiuse definitivamente a causa della crisi scaturita dalla pandemia nel solo anno 2020. Anche a Napoli gli operatori del mercato hanno dato un segno tangibile della loro frustrazione. Gli esercenti del settore abbigliamento, tessuti e generi di prima necessità del mercato Metastasio di Fuorigrotta hanno stamattina riaperto contravvenendo alle disposizioni del Dpcm del Governo e dell’ordinanza numero 11 della Regione Campania che ha concesso unicamente la possibilità di riapertura dei prodotti alimentari e florovivaistici nelle strutture mercatali purché provvisti di allacci idrici e garantendo il distanziamento. “Siamo pronti anche a pagare le conseguenze di questo nostro atto, ma oramai siamo stanchi e non potremo continuare oltre. Non ci spieghiamo del perché solo noi dobbiamo essere chiusi mentre i supermercati restano aperti” affermano gli operatori intervistati da InterNapoli.it.

Sono circa 40 gli esercenti del Metastasio che hanno aderito all’iniziativa. Nel mirino finisce il contenuto dell’Art. 45 del Dpcm del 2 marzo 2021 sulle attività commerciali che recita così: “Sono sospese le attivita’ commerciali al dettaglio, fatta eccezione per le attivita’ di vendita di generi alimentari e di prima necessita’, sia negli esercizi di vicinato sia nelle medie e grandi strutture di vendita, anche ricompresi nei centri commerciali, purche’ sia consentito l’accesso alle sole predette attivita’ e ferme restando le chiusure nei giorni festivi e prefestivi di cui all’art. 26, comma 2. 2. Sono chiusi, indipendentemente dalla tipologia di attivita’ svolta, i mercati, salvo le attivita’ dirette alla vendita di soli generi alimentari, prodotti agricoli e florovivaistici. 3. Restano aperte le edicole, i tabaccai, le farmacie e le parafarmacie. Quest’oggi anche alcuni esercenti del settore abbigliamento e non solo di Napoli e della Campania aderenti alla Confcommercio hanno deciso di esporre i prodotti in vetrina stigmatizzando le chiusure”.

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