Si è concluso davanti al Tribunale di Napoli Nord, Prima Sezione Collegio C, presieduta dalla dottoressa Pacchiarini, un processo iniziato nell’ottobre del 2024 e incentrato sull’accusa di una presunta violenza sessuale avvenuta ai danni di una 22enne (difesa dall’avvocato Daniele Ionà) del foro di Napoli Nord. La giovane denunciò di essere stata violentata da una persona A.A., 28enne di Crispano.
Nononstante il rifiuto, secondo l’accusa, l’uomo costrinse la donna, dopo averla portata a casa sua, ad abbassarsi le mutandine e ad avere un rapporto sessuale senza consenso. L’intero dibattimento si è sviluppato proprio attorno a questo nodo centrale: accertare se il consenso fosse stato effettivamente dato o meno.
Al termine del processo, il Tribunale ha pronunciato una sentenza di condanna nei confronti dell’imputato, stabilendo una pena di sei anni di reclusione. Oltre alla pena detentiva, il giudice ha disposto una provvisionale immediatamente esecutiva di 10 mila euro in favore della parte civile, il pagamento delle spese legali e le ulteriori conseguenze previste dalla legge, tra cui l’interdizione dai pubblici uffici.
La Corte si è riservata il deposito delle motivazioni entro 90 giorni.
Il caso riporta al centro dell’attenzione il tema del consenso, elemento determinante nei procedimenti di questo tipo e spesso oggetto di complesse valutazioni probatorie. La sentenza rappresenta un punto di arrivo per un processo definito “particolarmente impegnativo” dalla difesa della persona offesa, che ha sottolineato come nel corso del dibattimento sia stato possibile dimostrare l’assenza di un consenso valido. In attesa delle motivazioni, la decisione del Tribunale segna un passaggio rilevante per una vicenda che, per le sue implicazioni giuridiche e sociali, è destinata a suscitare attenzione anche al di fuori delle aule di giustizia.

