Violenza privata, violenza o minaccia per costringere a commettere un reato, intralcio alla giustizia ed estorsione, tutti delitti aggravati dal metodo mafioso: sono questi i reati di cui sono accusati i quattro esponenti del clan Contini raggiunti da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, provvedimento eseguito questa mattina ai carabinieri del Nucleo Investigativo e della Compagnia di Napoli – Stella e dal personale della squadra mobile su richiesta della Dda. In manette quattro esponenti di assoluto rilievo del clan, uno dei cardini dell’Alleanza di Secondigliano: tra loro Nicola Botta, nipote del più famoso ras Salvatore, Alfredo De Feo, Massimo Fiorentino e Giovanni Rubino. Di loro aveva parlato anche il pentito Vincenzo De Feo inquadrandoli come componenti della ‘costola’ del clan che agisce sotto le direttive di Salvatore Botta al rione Amicizia:«Nel rione Amicizia il responsabile per conto del clan è Salvatore Botta e che il gruppo di affiliati che lavorano con lui è composto dal nipote Nicola Botta (figlio di Ciro), Massimo Fiorentino detti Pio Paolo, Peppe ‘o russo, Catena Luigi. Tra costoro Nicola Botta è la persona che sostituisce lo zio Salvatore nelle direttive da dare agli altri e nel ricevere e portare ambasciate sempre per conto dello zio Salvatore. Nicola, Massimo Fiorentino, Catena Luigi prendono la mesata direttamente da Salvatore Botta in quanto sono proprio persone di sua fiducia che lavorano direttamente alle sue dipendenze».

 

Il provvedimento di questa mattina scaturisce da acquisizioni investigative dei citati Reparti che hanno permesso di contestare, a vario titolo, agli indagati, negli anni dal 2012 al 2018, di aver:

–          avvicinato, minacciato ed usato violenza nei confronti dei familiari di un collaboratore di giustizia al fine di scoprire la località protetta dove si trovava, nonché influenzare e far ritrattare la sua collaborazione in modo da salvaguardare gli interessi del sodalizio di appartenenza, intralciando il regolare percorso della giustizia;

–          consumato cinque estorsioni in danno di:

  • un cittadino costretto ad acquistare effetti cambiari da corrispondere periodicamente al fine di non essere “mandato all’ospedale”;
  • un imprenditore costretto a pagare 13.000 euro mensili a titolo di “pizzo” per poter continuare a svolgere la propria attività imprenditoriale, obbligando infine la vittima a chiudere la propria attività, a cedere le apparecchiature delle società e a versare un’ultima quota al sodalizio per il ritardo nei pagamenti;
  • un impresario, dedito alla commercializzazione delle apparecchiature da intrattenimento da sala (slot machine, videopoker ecc.) nonché poker on-line e raccolta scommesse in relazione ad eventi sportivi, costretto a pagare migliaia di euro a scadenze mensili a titolo di “pizzo” per poter continuare a svolgere la propria attività imprenditoriale, arrivando infine ad obbligare un suo fornitore a versare la quota per conto dell’estorto;
  • il titolare di un distributore di carburanti, costretto a versare a titolo estorsivo la somma di euro 10.000,00 quale “pizzo” sulla propria attività di impresa;
  • una famiglia, legata a un collaboratore di giustizia, costretta a lasciare il proprio domicilio e a consegnare l’immobile ad affiliati al sodalizio.

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