È un ex ras del clan Misso a scoperchiare il vaso di Pandora dei segreti e degli affari del ‘nuovo corso’ al rione Sanità. Carmine Grosso è da pochi mesi collaboratore di giustizia: la notizia, anticipata da InterNapoli.it, è destinata a stravolgere nuovamente gli assetti criminali della zona. Grosso ha raccontato ai magistrati cosa è accaduto negli ultimi anni, la guerra contro i Vastarella e l’ascesa del gruppo di Salvatore Savarese ‘o Mellone. Tra i primi racconti messi a verbale quelli della sua cacciata dal quartiere per ordine di Patrizio Vastarella e i primi ‘contatti’ con il gruppo di via Cristallini:
“Dopo pochi mesi dall’arresto di Salvatore Sequino, fui cacciato dalla Sanità dagli uomini dei Vastarella, che mi aggredirono brutalmente, vicenda di cui ho già parlato in precedenza. Prima di allontanarmi dalla Sanità, tramite i Sequino, chiesi a Patrizio Vastarella se la mia famiglia avrebbe potuto continuare a vivere nella Sanità. Patrizio mi mandò a dire che potevo stare tranquillo e che non avrebbe scacciato dalla Sanità i miei familiari perché lui non era un infame come lo ero stato io, quando, all’epoca dei Misso, partecipai alla cacciata dei Vastarella dalla Sanità. Mi tranquillizzai a seguito di questa risposta ed andai a vivere a Pianura insieme alla mia ex compagna. Su sua domanda, preciso che vivevo grazie agli aiuti economici dei miei familiari, in particolare di mia madre e di mia sorella. Talvolta ricevevo aiuto economico anche da mio fratello che vive in Belgio. Ricordo che dopo l’aggressione e prima che mi allontanassi dalla Sanità mi venne a fare visita Totore Savarese, il vecchio, che mi invitò ad andare nei Cristallini dove viveva, perché lì mi avrebbe messo a disposizione un’abitazione, e dove avremmo potuto organizzarci per dare contro ai Vastarella. Anche in questo caso rifiutai l’offerta, fermo nella mia decisione di chiudere definitivamente i rapporti con gli ambienti della criminalità organizzata. Il giorno dopo l’aggressione ricordo che venne a trovarmi Pierino Esposito insieme a Spina Francesco e forse anche in compagnia di Genidoni, e di altri uomini del suo gruppo. Ricordo che erano numerosi, forse una quindicina ed erano armati. In quel tempo io vivevo nei pressi dell’ospedale Elena D’Aosta a Capodimonte in via Francesco Irolli. Spina Francesco mi invitò ad entrare nel loro gruppo ed a organizzare la reazione contro i Vastarella. Non accettai e dissi a Francesco che già avevo declinato analogo invito che mi era stato fatto il giorno prima da Totore Savarese”.

