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giovedì, Luglio 7, 2022
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‘Case Celesti League’, a Secondigliano un torneo contro i luoghi comuni: “Disciplina e lavoro per i nostri giovani”


Un torneo che vale molto più di un semplice torneo. Non è soltanto un gioco di parole, ma il modo esatto per descrivere quello che prende il nome di ‘Case Celesti League’, un evento che unisce qualità, spettacolo, opportunità, divertimento e valori umani. Un appuntamento che si è evoluto nella speranza di tramandare il migliore dei messaggi, soprattutto tra i giovani: quello della speranza. Si tratta della seconda edizione della competizione, che però lo scorso anno è stata intitolata ‘Covid-19 League’, per sdrammatizzare i momenti bui che abbiamo vissuto tutti. Tempi in cui, gli appassionati dello sport, hanno dovuto resistere sognando che prima o poi sarebbero tornati a fare ciò che li rende felici.

Probabilmente è anche questa la magia dello sport in cui fortemente crede Raffaele Marseglia, l’organizzatore del torneo che però con queste iniziative vuole anche valorizzare un territorio troppo spesso soggetto a discriminazione e luoghi comuni. “Lo sport è disciplina, ma soprattutto è anche un mondo che offre tante possibilità: noi lo facciamo per passione, lo certifica il fatto che la notte non dormo ma lavoro come presidio antincendio all’ospedale Policlinico”. Ma andiamo con ordine.

‘Case Celesti League’ è un torneo differente

Quello organizzato da Raffaele non è un torneo come gli altri, non si concentra soltanto su un obiettivo. Da una parte non mancano qualità e spettacolo: “Non escludiamo nessuno, ma questo torneo offre tanto spettacolo soprattutto per la qualità dei giocatori che vi partecipano: ci sono calciatori provenienti dalla Promozione, dalla Serie D e ancora dalla Serie C. Questo fa in modo che non solo le persone interagiscano tra di loro – vista la grande quantità di pubblico – ma al contempo possa godersi anche giocato fenomenali”.

Non è un caso, infatti, che l’organizzazione ed il lavoro che si cela dietro l’evento sia da Serie A. Durante ogni match, infatti, non mancano le riprese dall’alto grazie ai residenti delle Case Celesti, che vanno ad aggiungersi agli highlights offerti poi dall’organizzatore.

Non si alza solo il livello tecnico, ma anche quello sociale

Basta poco più di una chiacchierata per capire che Raffaele è un uomo di sport e per lo sport. Oltre a credere nello spettacolo che il contesto può offrire, lui si concentra molto anche sulle possibilità sociali che ne possono scaturire. E’ incredibile, infatti, dove sia arrivato grazie all’organizzazione di quello che apparentemente sembra un semplice torneo di calcio. E che in realtà, invece, è molto di più.

Grazie alle collaborazioni strette nel corso dell’evento, infatti, Raffaele è riuscito a stringere nuove collaborazioni e amicizie con imprenditori della zona e non. Inoltre, è riuscito a far ottenere lavori ad alcuni dei ragazzi che sin da piccoli hanno vissuto in contesti non particolarmente agiati. Basti pensare che, nel corso dell’organizzazione della competizione, Raffaele si è messo in contatto anche con imprenditori e titolari di attività ristorative che, oltre alla partecipazione all’evento – tramite sponsor, ad esempio – hanno anche offerto posti di lavori per quei ragazzi in cerca di riscatto.

Scugnizzo Cuo e la partita dell’anno

Partiamo dallo spettacolo: per non deludere nessuno, Raffaele si è affidato al torneo numero 1 in Campania per quanto riguarda il mondo del calcetto, stringendo una collaborazione con gli organizzatore della ‘Scugnizzo Cup’: progetto nato dalla pandemia all’interno della struttura Scugnizzo Liberato, ex carcere minorile. Un torneo dunque nato tra mille difficoltà ma con rispetto delle regole ed organizzazione con termini di sicurezza elevati, diventato occasione per assistere a vere e proprie partite spettacolari. La qualità è garantita.

Una collaborazione sfociata presto in amicizia con i ragazzi della ‘Case Celesti League’. I vincitori di questa competizioni, infatti, affronteranno i campioni in carica della ‘Scugnizzo Cup’, intorno a cui gira l’interesse di diversi imprenditori, pronti subito ad aiutare i giovani che spesso – incolpevoli – pagano contesti sociali che non dovrebbero fronteggiare. Per l’occasione ognuno può donare una cifra a piacere – non obbligatoria – per poi devolvere in beneficenza l’intero importo all’ospedale Posillipo di Napoli

“Vedere i giovani che acquisiscono speranza nel futuro ed in generale nella vita è qualcosa di incredibile, di appagante. Mia moglie mi dice che sono pazzo a restare fuori fino alle 3, ma amo quello che faccio”. Le parole di Raffaele, poi, accompagnate dalle immagini che ci mostra, lasciano spazio a poche altre domande: il ragazzo sa quello che fa, sa perché lo fa e per chi lo fa. E gli vanno riconosciuti i giusti meriti.

Come nascono le opportunità per i ragazzi?

Grazie a collaborazioni come questa – spiega l’organizzatore dell’evento – “Ho conosciuto oltre 200 persone in una settimana. Abbiamo fatto nascere delle partnership attraverso le quali gli imprenditori della zona ci aiutano. Ad esempio ci sono titolari di alcuni negozi che comprano i migliori palloni per i ragazzi e altri ancora che si offrono di migliore la qualità dei campi”. Basta pensare alle condizioni dello stesso campo in questione – quello dove si disputa il torneo – in che condizioni era in tempo post-lockdown, degradanti e malcurate.

Poi con l’aiuto di tutti la situazione si è capovolto, fino a diventare punto di riferimento. In sintesi è diventato un progetto intorno a cui ruota l’interesse comune: quello di riqualificare, nel nome dello sport – e quindi della disciplina – un quartiere che merita molto più di quanto riceve. “I ragazzi – continua Raffaele – devono credere in sé stessi: loro hanno capacità che nemmeno conoscono e per questo hanno bisogno di un percorso graduale”.

Nel video qui sopra l’emblema di quanto scritto: la folla in campo ma la disciplina come valore ideale. “Mi piace lo stile Premier League, ma il pubblico non deve mai interferire con i miei giocatori. Qualsiasi cosa succede, io sarò lì sempre pronto a prendere giuste decisioni nei confronti di tutti. Ma in questo torneo preverrà il messaggio che tutto noi vogliamo dare”. E sulla risposta non abbiamo dubbi: unione, speranza e riscatto.

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Alessandro Pirozzi
Alessandro Pirozzi
Mi presento: mi chiamo Alessandro Pirozzi, sono nato a Napoli ed ho 23 anni. Sono iscritto all'albo dei giornalisti dal 2019 ed amo profondamente la comunicazione, specie quella digitale. Dopo essermi diplomato in un istituto alberghiero, ho iniziato a 18 anni il mio percorso lavorativo con InterNapoli.it nel 2016, collaborando anche in qualità di freelancer con diverse testate digitali come Blasting News. Ho scritto per 'Cronache di Spogliatoio', giornale sportivo online, e per la testata locale AbbiAbbè.it.
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