Omicidio Vincenzo Ruggiero, confermato in Appello l’ergastolo a Guarente

E’ stata confermata la massima della pena per Ciro Guarente, che nel 2017 uccise e fece a pezzi il 25enne di Parete, Vincenzo Ruggiero. Accolta l’istanza della Procura generale la quale aveva chiesto ai giudici di confermare il massimo della pena per l’omicida, che già in primo grado, al termine del processo con rito abbreviato, fu condannato alla pena di 30 anni in primo grado (massimo della pena essendo un abbreviato). L’attivista gay venne  ucciso a colpi di pistola da Guarente e poi fatto a pezzi. Il cadavere così ridotto fu nascosto in autolavaggio del quartiere napoletano di Ponticelli, e trovato sotto un massetto di cemento nel punto dove solitamente c’era il cane da guardia.

Il movente dell’omicidio

Il movente che ha armato la mano del 36enne sarebbe stata la gelosia dovuta alla circostanza che la sua compagna da qualche tempo conviveva con Ruggiero, con cui peraltro era legata solo da un’amicizia. Secondo la ricostruzione della Procura Guarente sparò prima due volte dall’alto verso il basso, in quanto Ruggiero si era inginocchiato nel tentativo di difendersi; quindi esplose un terzo colpo alla schiena della vittima, che è poi deceduta. La difesa di Guarente, rappresentata dal penalista Dario Cuomo, avaeva chiesto le attenuanti generiche per il suo assistito, per evitargli almeno gli anni di isolamento diurno che lo aspettano in carcere ma il giudice le ha escluse visto la brutalità di commissione dell’omicidio, condannando Guarente alla massima pena. Soddisfatta la famiglia di Ruggiero, difesa dall’avvocato Luca Cerchia.