Cori razzisti negli stadi, dopo il caso Koulibaly finalmente la FIGC cambia il regolamento

Dopo la decisione di confermare la squalifica a Kouliabaly, vittima di ululati razzisti durante Inter-Napoli, si è espresso in merito al ‘caso razzismo’, anche il presidente della FIGC Gabriele Gravina, che nel corso della trasmissione ‘Un Calcio alla Radio’ su Radio CRC, ha commentato: “Razzismo e discriminazione negli stadi? C’è solo da applicare una procedura molto chiara e far scattare eventuali sanzioni. Speriamo che tutto questo serva solo come analisi verso un fenomeno che col calcio non c’entra nulla. La procedura è molto chiara, al netto delle interpretazioni. Prevede, comunque, che ci sarà un responsabile della procura federale o un addetto deputato all’ordine pubblico a stabilire che in caso di discriminazioni territoriali o razziali che l’arbitro dovrà portare le squadre a centrocampo per sospendere momentaneamente la gara: se non termina l’atteggiamento di discriminazione, le squadre tornano nello spogliatoio e sarà l’addetto alla sicurezza a stabilire quale sarà l’epilogo. […] Se c’è uno sparuto gruppo, bisogna applicare la procedura. Ma, c’è da fare attenzione a quelli che sono i cori ed alla psicosi sugli stessi. Quando sono 50 o 100, un numero così esiguo è facilmente identificabile e la società può impedire per lungo tempo l’ingresso negli stadi. Sono convinto che le società hanno voglia di collaborare. La FIGC ha cambiato lo scenario: si fa l’annuncio a gioco fermo deresponsabilizzando l’arbitro che deve pensare ad arbitrare. Faremo in modo che queste innovazioni ci siano in Milan-Napoli, anche se le novità saranno formalizzate il 30 gennaio”.