Un’organizzazione capace di dare le ‘mesate’ agli affiliati detenuti, risolvere le liti di quartiere e ripulire fiumi di denaro in attività legali . Le indagini della Direzione Distrettuale Antimafia hanno ricostruito la struttura della fazione Russo del clan dei Casalesi, accendendo i riflettori sulle mosse del nuovo reggente Costantino Russo e del suo storico braccio destro Raffaele Letizia.
Costantino Russo – Il potere ereditato dal boss ‘o Padrino
L’attuale capo ha preso le redini della cosca approfittando del vuoto di potere creatosi dopo gli arresti del padre, il boss Giuseppe Russo detto ‘o Padrino, e dei parenti reggenti. Con la vecchia guardia dietro le sbarre, Costantino Russo ha messo in piedi una complessa macchina divisa tra l’amministrazione degli affari e l’uso del terrore. Era lui, inoltre, a tenere i contatti tra i boss sottoposti al 41-bis e gli affiliati ancora liberi sul territorio. Al tempo stesso gestiva un “tribunale ombra” a cui gli stessi cittadini si rivolgevano spontaneamente per risolvere controversie private, riconoscendogli così un’indiscussa autorità mafiosa.
Raffaele Letizia – ‘o furbo
Accanto al leader spicca la figura Letizia, detto ‘o Furbo, descritto dagli inquirenti come il vero ambasciatore del clan. Raffaele Letizia era l’anello di congiunzione strategico tra la fazione dei Russo, il gruppo Schiavone e le altre organizzazioni criminali. Letizia era seduto ai tavoli degli incontri riservati per pianificare l’espansione dei nuovi business e a intervenire, come un navigato diplomatico, per appianare le tensioni interne tra gli affiliati o le frizioni con le cosche rivali. Oltre al ruolo di mediatore, ‘o Furbo agiva come esattore di fiducia, raccogliendo continuamente i soldi destinati alla cassa comune dell’organizzazione criminale.
Aniello Natale, detto Daniele – L’autista, prestanome e intermediario
Era un uomo di estrema fiducia del reggente Costantino Russo. Aniello Natale metteva a disposizione il suo bar per i summit segreti della cosca . Oltre a fare da autista e accompagnatore del capo durante gli incontri riservati, gestiva i lidi per conto attraverso le società a lui intestate. Faceva anche da tramite tra Costantino Russo e prestava i propri conti correnti e carte di pagamento per ripulire e movimentare il denaro della cosca.
Vincenzo Galiero – Il gestore dell’Area 51
Vero e proprio braccio destro economico e operativo di Costantino Russo. Vincenzo Galiero gestiva la contabilità e i conti correnti di varie attività del clan e si occupava del “welfare” per i detenuti. Gestiva la sala scommesse “Area 51” dove si occupava di scommesse clandestine online, le bancate, e di riscuotere i crediti dei giocatori anche con metodi violenti. Sempre all’interno dell’Area 51, gestiva lo spaccio di droga come “servizio aggiuntivo” per i clienti della sala giochi, occupandosi dei rapporti con i grossisti e della custodia delle armi. Era inoltre a disposizione per compiere spedizioni punitive e intimidazioni.
Nohak Russo – Il fratello del boss e uomo d’azione
Affiancava il fratello Costantino nella supervisione generale degli affari e nella tutela degli interessi del clan. Nohak controllava la gestione delle attività commerciali intestate a prestanome, aveva la disponibilità di armi e si occupava del controllo del territorio. Interveniva direttamente compiendo azioni violente e pestaggi per riaffermare il “prestigio” della famiglia Russo. Manteneva inoltre i contatti riservati tra il fratello e gli altri affiliati usando telefoni dedicati.
Antonio e Vincenzo Vaccaro – I fornitori delle slot machine illegali
Erano i partner commerciali del clan per la gestione del gioco d’azzardo. Antonio e Vincenzo Vaccaro garantivano all’organizzazione una fornitura stabile di slot machine per allestire bische e punti di scommesse clandestine. I due hanno operato prima all’interno di un noto bar e poi in un immobile di via Tenna, dove avevano creato una società di fatto con il clan, mettendo in comune mezzi e spartendo i guadagni delle scommesse illegali.
Ettore Lingetti – Lo schermo societario
Metteva a disposizione del clan la sua ditta individuale per impiantare le sale giochi e le piattaforme di scommesse volute dall’organizzazione. Ettore Lingetti agiva secondo le direttive di Galiero e Costantino Russo per celare i veri proprietari del business e proteggere il clan da eventuali sequestri.
Salvatore Mercadante – L’assistente esecutivo
Un altro uomo di fiducia che accompagnava Costantino Russo in auto per sbrigare gli affari della cosca. Salvatore Mercadante era a conoscenza dei segreti più intimi del clan, come la reale proprietà dei locali intestati ai prestanome. Svolgeva compiti esecutivi e di gestione direttamente sul litorale domizio, in particolare presso un noto stabilimento balneare.
Raffaele Parascandolo – Il gestore dei capitali e dei crediti
Coadiuvava Costantino Russo nella gestione pratica del clan e di un lido, prestandosi anche a fare da prestanome per l’intestazione fittizia di beni. Raffaele Parascandolo era l’uomo incaricato di recuperare e consegnare il denaro contante necessario a finanziare i nuovi investimenti del clan. Nel settore del gioco d’azzardo, decideva l’apertura di linee di credito per i giocatori, si occupava del recupero dei debiti e cercava nuovi canali di investimento per le scommesse online. Per comunicare in sicurezza usava telefoni riservati.
Michele Carrozzoli – Il gestore degli immobili
Era l’amministratore del patrimonio immobiliare occulto di Costantino Russo. Michele Carrozzoli si occupava stabilmente di gestire gli appartamenti del boss, riscuotendo gli affitti dagli inquilini per poi consegnare il denaro al capo. Inoltre, si attivava sul mercato immobiliare per cercare nuove case da destinare alle esigenze della famiglia Russo.
Guglielmo D’Aniello – Il custode e spacciatore dell’Area 51
Lavorava come braccio operativo all’interno delle attività commerciali del clan. Guglielmo D’Aniello presidiava i locali delle scommesse clandestine ed era sempre pronto a intervenire per “questioni d’ordine” su richiesta di Costantino Russo. Quando Galiero era assente, D’Aniello assumeva il controllo dello spaccio all’interno dell’Area 51: custodiva la droga in luoghi sicuri, vendeva le dosi ai clienti e faceva da “paravento” legale per proteggere i vertici del clan in caso di controlli delle forze dell’ordine.
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