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Dall’alleanza alla guerra ai Notturno, l’ascesa del gruppo Raia a Scampia

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E’ stata un’indagine molto articolata quella che ha portato all’azzeramento del gruppo Raia a Scampia. La cosca, articolazione degli Amato-Pagano, secondo i magistrati, continuava a gestire le piazze di spaccio storiche dello “Chalet Baku” e “Oasi del buon pastore”. L’indagine è nata dopo gli aarresti avvenuti nel 2022 per estorsione nei confronti della famiglia Notturno, costretti a lasciare le loro abitazioni.

A seguito del processo di primo grado, è stata emessa sentenza di condanna a pene comprese tra i 4 ed i 6 anni di reclusione, confermata anche dalla VI sezione della Corte d’Appello.” Ebbene, il grave episodio, avvenuto il 17 ottobre 2022 rappresentava l’ultimo atto della strategia assunta dalla famiglia RAIA (e, segnatamente, dai fratelli Costantino, Francesco, Giovanni e Patrizio) finalizzato al definitivo allontanamento della famiglia Abete-Notturno dallo Chalet Baku che ebbero in gestione quella piazza dal clan Di Lauro.

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L’operazine di oggi ha ad oggetto proprio il periodo temporale che inizia il 18 settembre 2017, che rappresenta lo spartiacque tra l’egemonia del gruppo Notturno e quella dei fratelli Raia seppur, in un primo momento in qualità di affiliati ai Notturno. I Raia si sono affermati quale gruppo autonomo, pur sempre operante sotto l’ala protettiva del clan Amato-Pagano.

I NOMI DEGLI ARRESTATI Esposito Francesco, Gabriele Ciro, Garzia Antonio; Gemito Pietro; Gemito Vincenzo; Parlato Massimiliano; Raia Costantino; Raia Francesco; Raia Giovanni, Raia Patrizio; Raia Pasqualina, Ruffo Luigi, Ruggiero Carmela; Rusciano Tommaso, Russo Salvatore. 

Tra gli avvocati Marcello Severino, Dario Carmine Procentese, Carlo Ercolino e Renato d’Antuono. 

Gestiva i vertici rispettando rigorosamente i vincoli di sangue, il clan Raia, a cui presunti componenti oggi la Squadra Mobile di Napoli e i carabinieri del gruppo Napoli hanno notificato 15 arresti e sequestrato droga e denaro.
A sottolinearlo oggi, nel corso di un conferenza stampa in Procura a Napoli, sono stati il procuratore Gratteri, il procuratore aggiunto Sergio Amato, il capo della Squadra Mobile Giovanni Leuci e il tenente colonnello Giuseppe Musto, comandante del Gruppo Napoli.
“Una caratteristica è quella della gestione dei Raia su base dei vincoli di sangue – ha spiegato Leuciper ogni componente di vertice arrestato c’era sempre uno pronto a ereditare lo scettro, anche prendendo ordini dal parente arrestato che si teneva in contatto via cellulare”.

E infatti, insieme con i reati di associazione a delinquere di stampo mafioso, vengono contestati associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, il traffico di armi (anche utilizzando il vicino campo rom) e anche l’uso di cellulari in carcere (per alcuni indagati). L’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia ha documentato l’espansione in una fetta di territorio di Scampia della famiglia Raia, articolazione del clan Amato Pagano, a discapito dei clan Abete Notturno letteralmente cacciati dalle case popolari e dalle piazze di spaccio.
“Una camorra di serie A”, ha commentato il procuratore di Napoli che poi ha aggiunto: “Stiamo dimostrando che non ci sono zone franche in Campania, che questa non è una terra di nessuno, che è possibile sperare.

L’INCHIESTA

Le attività di indagine, coordinate dalla Procura di Napoli – Direzione Distrettuale Antimafia, hanno permesso di documentare la piena operatività del Clan Raia nel quartiere Scampia e, in particolare, nelle articolazioni territoriali note come “Chalet Bakù” e “Oasi del buon pastore”. Gli approfondimenti investigativi hanno consentito di documentare come il gruppo criminale dei Raia, da costola del gruppo Notturno, sia divenuto gruppo autonomo, in grado di gestire molteplici attività delittuose e di agire secondo uno schema tipico di controllo del territorio di stampo camorristico. E’ stata, infatti, riscontrata l’esistenza di un sodalizio caratterizzato da una struttura operativa stabile, unitaria e verticistica, con ripartizione di ruoli e compiti funzionali ad assicurare la continuità e sistematicità dell’attività di traffico di sostanze stupefacenti, svolta senza soluzione di continuità presso le “piazze di spaccio” dei rioni del quartiere Scampia. Durante le indagini preliminari, è stato possibile ricostruire diversi episodi di gestione delle piazze di spaccio del quartiere di Scampia direttamente da parte del clan in parola, che tramite i suoi membri avrebbe esercitato una piena e totale egemonia criminale sulla zona, soprattutto grazie alla produzione e al traffico di sostanze stupefacenti di vario genere come hashish, marijuana, cocaina, crack, eroina e cobret. Le indagini hanno, inoltre, provato come il sodalizio esercitasse un vero e proprio controllo capillare nel territorio di sua “competenza”, attraverso la contrapposizione armata con organizzazioni rivali e l’esecuzione di azioni dimostrative con l’impiego di armi – le cosiddette stese – oltre che attraverso la gestione forzata e la gestione delle abitazioni popolari. Al riguardo è emerso come alcuni esponenti del sodalizio in parola non abbiano esitato a porre in essere azioni violente anche nei confronti di esponenti della famiglia Notturno, al fine di acquisire gli immobili nella loro disponibilità per assegnarli ai loro sodali o rivenderli illecitamente.

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Antonio Mangione
Antonio Mangionehttp://www.internapoli.it
Giornalista pubblicita iscritto dalll'ottobre 2010 all'albo dei Pubblicisti, ho iniziato questo lavoro nel 2008 scrivendo con testate locali come AbbiAbbè e InterNapoli.it. Poi sono stato corrispondente e redattore per 4 anni per il quotidiano Cronache di Napoli dove mi sono occupato di cronaca, attualità e politica fino al 2014. Poi ho collaborato con testate sportive come PerSempreNapoli.it e diverse testate televisive. Dal 2014 sono caporedattore della testata giornalistica InterNapoli.it e collaboro con il quotidiano Il Roma
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