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Duplice omicidio in tabaccheria a Melito, ergastolo cancellato per il ras dei Di Lauro

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Una condanna all’ergastolo cancellata e un nuovo giudizio della Cassazione. Questa la decisione presa dalla Suprema Corte nei confronti di Giovanni Cortese ‘o cavallaro, storico esponente del clan Di Lauro. Il carcere a vita era stato comminato in primo e secondo grado a Correse per il duplice omicidio di Domenico Riccio e Salvatore Gagliardi, quest’ultimo cognato del primo, vero obiettivo dell’agguato in una tabaccheria di via Salvatore Di Giacomo, a Melito, avvenuto il 21 novembre del 2004, nel pieno della Scissione generata dalla frattura generata all’interno del clan Di Lauro con la decisione degli Amato-Pagano di staccarsi dalla cosca madre. Gli ermellini hanno accolto in pieno le argomentazioni dei legali di Cortese, gli avvocati Claudio Davino e Valerio Spigarelli, che hanno avanzato ricorso straordinario evidenziando gli errori di fatto della sentenza d’appello relativamente alla posizione del loro assistito. Linea difensiva premiata con il rinvio ad un nuovo giudizio della Cassazione che ha così cancellato la condanna d’appello per quello che è sempre stato considerato il ‘messaggero’ della cosca del Terzo Mondo di Secondigliano. Per il duplice omicidio Riccio-Gagliardi sono stati condannati definitivamente all’ergastolo Ciro Di Lauro, figlio del boss Paolo, Ciro Barretta mentre Salvatore Petriccione ha rimediato una condanna a trent’anni.

Il duplice omicidio di Melito

Secondo la ricostruzione fornita da diversi collaboratori di giustizia i killer cercavano Domenico Riccio, esponente degli Abbinante e molto vicino al boss Raffaele Abbinante, uno dei promotori della scissione. Il commando entrò in azione poco dopo le 10 del mattino del 21 novembre 2004 in via Salvatore Di Giacomo all’interno della tabaccheria di Gagliardi. A terra rimasero due corpi, quello del proprietario dell’esercizio commerciale e quello del reale obiettivo del raid. I carabinieri recuperarono quattro bossoli calibro 9×21 e sei ogive. Poche ore dopo quell’omicidio fu poi uccisa e bruciata un’altra innocente, Gelsomina Verde.

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Le dichiarazioni del pentito Tamburrino: raffica di accuse ai Di

Tra i verbali più significativi quelli del collaboratore di giustizia Salvatore Tamburrino che nel novembre 2019 chiarisce:«Una sera ci trovammo nella casa del Terzo Mondo di Cosimo io, Giovanni Cortese, Marco e Ciro Di Lauro, Ugo De Lucia, Antonio Mennetta e Salvatore Petriccione o marenar, zio del Mennetta. Cortese fece il nome di Domenico Riccio come persona legata agli Abbinante, nel senso che gestiva i soldi di quelli del Monterosa. Cosimo disse che si doveva commettere questo omicidio era infatti un periodo in cui i fratelli Di Lauro volevano uccidere tutti quelli legati agli scissionisti e fu Salvatore Petriccione a dire “Ce la vediamo noi” intendendo lui stesso, Mennetta che era suo nipote e Ugo De Lucia. che era presente. Cosimo li voleva trattenere a cena nel rione e Petriccione disse, no. andiamo a casa mia a Melito e ci da lì ci organizziamo. Probabile che abbiano chiesto le armi a Giuseppe Pica. Il giorno dopo, io e Marco eravamo da Cosimo e si presentò Salvatore Petriccione e disse: “Hai visto, abbiamo risolto” e Cosimo disse: “Si, abbiamo visto il telegiornale” e chiese poi dove stavano Ugo e Mennetta e Petriccione rispose: ‘Stanno a casa, stanno riposando. perché questa notte non hanno dormito pensando solo all’omicidio che dovevano commettere’».

I verbali di Rosario Guarino

A confermare il contesto entro cui maturò l’agguato anche l’ex ras della Vanella Grassi Rosario Guarino:«Salvatore Petriccione ha commesso l’omicidio del tabaccaio a Melito, per come riferitomi da Ciro Barretta, il quale mi ha confessato che lui portava la macchina che condusse sul luogo dell’agguato i due killer, Petriccione e Pasquale Malavita, ed è uno dei motivi per i quali Petriccione voleva la morte di Malavita. Di quell’omicidio me ne parlò Petriccione quando mi disse di voler ammazzare Malavita poiché lo stesso aveva partecipato con lui all’omicidio del Riccio. Il terzo partecipe all’omicidio, mi disse il Petriccione, era stato Ciro Barretta ed io già lo sapevo perché, come dirò subito dopo, me ne aveva parlato lo stesso Barretta. L’ordine di ammazzare Riccio il tabaccaio pervenne a Petriccione, Malavita, Mennetta, Barretta e altri due o tre esponenti del Rione Berlingieri in un appartamento a Melito, dove attendevano direttive. Il movente era che il Riccio era un parente di Abbinante».

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