Ha fatto scena muta durante l’interrogatorio Vincenzo De Rosa, arrestato pochi giorni fa dagli investigatori della sezione area nord della Sisco di Napoli (guidata dal direttore Massimiliano Mormone). Difeso dall’avvocato Dario Carmine Procentese, il ras non ha proferito parola davanti ai magistrati.
Lo scontro tra due fazioni malavitose a Casoria, entrambe eredi dei Moccia, provocò un clamoroso duplice ferimento il 20 novembre 2024. A sparare, secondo l’accusa, fu il 25enne ras emergente Vincenzo De Rosa. Una cattura non facile perché “Vincenzino”, com’è soprannominato, cambiava continuamente luogo per dormire, rendendosi di fatto irreperibile. L’agguato a Salvatore Barbato detto “Totore ’o cane” e Mauro Sorrentino, secondo gli inquirenti suo braccio destro, segnò la svolta nei rapporti di forza tra i gruppi malavitosi a Casoria.
Quello capeggiato da Vincenzo De Rosa (comunque da ritenere innocente fio all’eventuale condanna definitiva) ebbe il sopravvento. Le indagini della Sisco e della Squadra mobile della questura di Napoli (dirigente Giovanni Leuci) partirono subito dopo l’agguato, compiuto da tre affiliati, con il coordinamento della Procura antimafia e presero la strada dello scontro per il predominio delle attività illecite a Casoria, in particolare il controllo delle piazze di spaccio.
Il gip ha accolto la richiesta di arresto per il 25enne De Rosa, firmando il provvedimento eseguito dalla polizia. Le accuse a carico di Vincenzo De Rosa sono più di una: duplice tentato omicidio, detenzione e porto di armi da sparo, con l’aggravante del metodo mafioso e della finalità di agevolare un’organizzazione camorristica operante nel territorio di Casoria. Erano circa le 20,20 novembre quando da via Salvo D’Acquisto giunse la segnalazione dell’esplosione di alcuni colpi d’arma da fuoco. Sul posto i carabinieri recuperarono alcuni bossoli. Poco dopo, presso l’ospedale di Frattamaggiore, fu Salvatore Barbato, 58 anni ras considerato esponente della vecchia guardia del clan Moccia.
Mentre ad Acerra arrivò Mauro Sorrentino, 40 anni, entrambi in condizioni seri. Colpiti da diversi proiettili, furono ricoverati ma per il secondo le dimissioni dall’ospedale arrivarono già il giorno dopo. “Totore” invece, in condizioni più gravi, si è ripreso dopo qualche settimana. Con il passare dei minuti il quadro si fece più chiaro, perché entrambi sono volti noti alle forze dell’ordine. E anche la loro prognosi è stata meglio definita. Gli investigatori si lanciarono sulla pista dello scontro per il predominio a Casoria tra due fazioni e l’attenzione si appuntò sul gruppo dell’emergente Vincenzo De Rosa. Gli accertamenti investigativi, con intercettazioni telefoniche e ambientali, hanno permesso di chiudere il cerchio con le manette ai polsi di “Vincenzino”. Un contributo importante all’inchiesta è stato fornito anche dal neo collaboratore di giustizia Giovanni Barra, che ha collocato De rosa al vertice del clan su mandato del ras Roberto Alfio Maugeri. “Vincenzino”, difeso dall’avvocato Dario Carmine Procentese, si trova adesso in carcere in attesa dell’interrogatorio di garanzia fissato per martedì.

