Tutti insieme, ma non appassionatamente. Chi lo fa per senso delle istituzioni, chi per responsabilità e chi, invece, perchè crede veramente nel nuovo governo Draghi. L’esecutivo ha passato, com’era ampiamente prevedibile, il doppio scoglio della fiducia sia alla Camera dei Deputati che al Senato della Repubblica con un’ampia maggioranza. I rappresentati politici romani provenienti dall’area giuglianese hanno votato tutti favorevolmente alla nascita del nuovo Governo, ma con motivazioni diverse. Gli esponenti del M5S hanno infatti accusato il colpo della ‘caduta’ di Conte ma, a differenza di alcuni colleghi che hanno scelto di non condividere la linea de M5S (per loro è scattata la procedura di espulsione, ndr) hanno votato favorevolmente.

La fiducia al Senato

Al Senato la fiducia è passata con con 262 voti a favore, 40 contrari e due astenuti. Tra i favorevoli ci sono la senatrice di Giugliano del M5S Mariolina Castellone e Luigi Cesaro di Forza Italia

Mariolina Castellone (senatrice M5S)

La Castellone ha spiegato in un lungo post su Fb i motivi che l’hanno spinta a votare a favore della nascita del nuovo Governo Draghi: “La democrazia è quel prezioso strumento che ci ha concesso la libertà, conquistata con sacrificio.
Ieri ognuno di noi ha agito e si è espresso dopo una lunga e travagliata riflessione valutando diversi fattori. Io ho voluto dire in aula che questo governo dovrà guadagnarsi la mia fiducia ogni giorno, perché non mi fido né delle forze politiche che lo compongono né di un programma che non esiste.
Non me la sono sentita però di disattendere la volontà espressa dai nostri iscritti che comunque considero vincolante.
I nostri iscritti hanno risposto si per il 60%. Il governo tecnico politico c’è e così pure il ministero della transizione ecologica (il decreto che vi trasferisce le deleghe dagli altri ministeri sarà pubblicato a breve).
Dopo giorni di riflessione ho deciso che non potevo fare altrimenti che rispettare l’esito di quel voto. Altrimenti il nostro strumento di democrazia partecipata avrebbe perso ogni valore.
Forse un nuovo voto, a governo già composto, avrebbe potuto invertire il risultato, ma non posso averne certezza perché non c’è stato un altro voto e non riesco a violare un nostro principio fondatore.
Sono una portavoce e non rappresento me stessa o le mie battaglie personali.
Questo governo si sarebbe formato anche senza i nostri voti; bisognava decidere se stare ai banchi dell’opposizione o della maggioranza ed i nostri iscritti ci hanno voluto in maggioranza ritenendo, probabilmente, che dai banchi dell’opposizione si ha meno potere di controllo.
Io in questi tre anni ho imparato che le cose si possono ottenere anche senza gridare; anzi, spesso senza rumore se ne ottengono di più e di più determinanti.
Rispetto il punto di vista e la decisione di chiunque: nel nostro bellissimo MoVimento la democrazia ha sempre concesso che diverse anime e diversi orientamenti coesistessero regalando alla storia italiana quella rivoluzione gentile di cui tanto abbiamo parlato.
Le diverse posizioni ed i differenti modi di sentire non ci hanno mai reso nemici e non devono farlo adesso.
Ogni nostro intervento in aula ha però messo ben in chiaro che questo governo la nostra fiducia dovrà guadagnarsela ogni giorno.
Oggi leggo ovunque di eroi e traditori; di puri e di trasformisti; di coraggiosi e di ignavi.
A mio avviso nessuno di noi va giudicato.
Il giudizio non è democrazia; l’opinione rispettosa lo è.
Le parole pesanti ed offensive non sono democrazia; stanno agli antipodi di questo nobile valore.
La messa alla gogna delle persone, sempre, per una loro scelta, non è democrazia.
Abbiamo agito tutti credendo di essere nel giusto. Questo esige rispetto perché questo è democrazia. Il confronto lo è. L’ascolto lo è.
La violenta pretesa che gli altri siano “male” ogni volta che agiscono diversamente da come ci aspettiamo, invece, non lo è.
Per quanto mi riguarda è servito più coraggio a dire SI che a dire NO, ma è una mia opinione personale”.

Luigi Cesaro

Era finito invece tra i più corteggiati durante il tentativo di nascita, poi naufragato, del Conte-ter Luigi Cesaro. Ai giornalisti il senatore di Sant’Antimo aveva rivelato che lo avevano tempestato di telefonate e addirittura gli avrebbero offerto un ministero in cambio di 3 voti. Anche lui ha detto sì al nuovo Governo.

La fiducia alla Camera

Il governo Draghi ha ottenuto la fiducia anche alla Camera con 535 Sì e 56 No, mentre cinque sono stati gli astenuti. Al Senato Draghi aveva ottenuto  262 voti a favore, 40 contrari e 2 astenuti. Due i rappresentanti del M5S (Caso e Micillo), uno del Pd (Lello Topo) ed una ex Italia Viva (Michela Rostan) hanno detto sì alla Camera alla nascita del nuovo Governo.

Andrea Caso (M5S).

“Non è il Governo dei nostri sogni. Lo sapevamo già. Ma occorre in questo momento incidere più che mai nelle scelte del Governo, continuare il lavoro iniziato e soprattutto vigilare. Specie ora che ci sono 209 miliardi di ragioni per farlo. In bocca al lupo ai nostri Ministri e a tutti noi.

Salvatore Micillo (M5S)

Micillo è da considerarsi sicuramente tra i più delusi dalla fine del governo Conte. Nel primo governo presieduto dall’ex Premier ha ricoperto la carica di sottosegretario all’ambiente, nel Conte Bis non fu confermato ma ha continuato ad appoggiare in tutto e per tutto la linea di Conte e del ministro all’Ambiente Costa. In uno dei suoi ultimi post pubblici ha ringraziato Conte per l’operato svolto ed ha commentato così il voto sulla piattaforma Rosseau: ” Vi ho letto tutti. Ho letto tutti i post, gli articoli, i giornaloni , gli “espertoni”, ognuno con la sua verità, ognuno con la propria fede incrollabile. Sappiamo tutti che è uno dei momenti più difficili per l’Italia e di conseguenza anche per il movimento. Il dibattito acceso è il nostro essere, “il tutto o niente” è anche la nostra storia. Continueremo a dibattere, a confrontarci sui temi che dividono, che lasciano ferite aperte e compagni di viaggio che prendono altre strade. Sì, adesso si apre forse la fase più difficile per tutti noi, quella del dover dimostrare, ancora una volta, di essere all’altezza della sfida. La nostra comunità ha subito sconfitte e vittorie, ma oggi non è questo il caso, perché ognuno di noi sa esattamente cosa prova: chi ha votato sì e chi ha votato il contrario, e perché lo ha fatto. Oggi è stato il giorno del confronto, e l’abbiamo fatto alla luce del sole, mostrando i nostri limiti e la nostra forza. Facendolo come solo noi sappiamo fare, facendo decidere 74mila persone. Questa sì che è una vittoria”.

 Lello Topo (Pd)

Molto sintetico il commento del deputato villaricchese del Pd Topo: “Ho votato stasera alla Camera dei Deputati la fiducia al Governo presieduto da Mario Draghi.Un Governo con ampia maggioranza parlamentare. ‘’Mai nella mia vita responsabilità così ampia”, ha detto il Presidente, a dimostrazione del difficile momento in cui nasce il nuovo Esecutivo ed ha ribadito, tra l’altro, che essere uniti non è più un’opzione ma «un dovere» per amore dell’Italia. “Vogliamo lasciare un buon pianeta, non solo una buona moneta”. Pandemia, vaccini, Recovery, riforme, ambiente, lavoro, Europa, scuola, donne, giovani, disuguglianze, fisco: tutti i temi del discorso programmatico di Draghi”.

Michela Rostan

La deputata di Melito era balzata alle cronache per aver preso le distanze dalla posizione del suo partito di appartenenza, Italia Viva, e di aver annunciato, durante il tentativo di nascita del governo Conte Ter di voler far parte dei “costruttori”.

L’attuale vicepresidente della commissione Affari Sociali della Camera, eletta nella circoscrizione Campania 1, è stata eletta nella scorsa legislatura (2013) nelle fila del Partito Democratico. Nel marzo 2017, in opposizione a Renzi e al Pd, decise di seguire i bersaniani di Articolo 1 – Movimento Democratico e Progessista. Per poi essere rieletta alla Camera con la lista Liberi e Uguali (che comprendeva al suo interno anche Articolo 1). Il 18 febbraio 2020 altro cambio: passa ufficialmente ad Italia Viva, il partito fondato proprio da Renzi. Poi la decisione di votare la fiducia a Draghi. Queste le sue parole dopo il discorso del presidente del Consiglio

“Un discorso importante, profondo, con uno sguardo lungo sul futuro. Le parole del nuovo presidente del Consiglio, Mario Draghi, durante il suo primo discorso in Parlamento, hanno avuto il pregio della chiarezza e la forza della competenza. “La crescita di un’economia di un Paese non scaturisce solo da fattori economici. Dipende dalle istituzioni, dalla fiducia dei cittadini verso di esse, dalla condivisione di valori e di speranze”, ha detto il presidente, elencando i punti del suo programma. Tanti obiettivi di riforma, nel solco della continuità. Mi hanno colpito i ringraziamenti non rituali e sentiti al governo uscente e al presidente Giuseppe Conte, il cui lavoro sul Recovery Plan sarà – a detta di Draghi – l’impalcatura della progettazione dei fondi europei. Importanti mi sono parse anche le idee sulla sanità, che va rafforzata nei territori. Infine, la grande sfida dei vaccini. Draghi ne ha fatto un punto centrale. “La nostra prima sfida – ha detto il presidente – è ottenere le quantità sufficienti, e poi distribuirle rapidamente ed efficientemente. Abbiamo bisogno di mobilitare tutte le energie, ricorrendo alla protezione civile, alle forze armate, ai tanti volontari”. Confidiamo che queste parole possano tradursi rapidamente in azioni perché il Paese non può più attendere”.

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