Gattuso si presenta: “Questa squadra ideale per il mio gioco, domenica ho detto sì”

Gennaro Gattuso

Rino Gattuso arriva al Napoli quasi come un salvatore della patria.
Poi è stata la volta di Gattuso, tuta e sorriso stampato sul volto: «Ho detto sì al Napoli perché negli ultimi dieci anni è sempre stato protagonista in campo con una grande società. Abbiamo una grande squadra nonostante il periodo non positivo, mi piace tantissimo ed è adatta al mio gioco. Ho visto il presidente per la prima volta domenica, ho fatto 12 ore di auto per andare a Roma, altrimenti mi beccavate».

Ha sentito Ancelotti? “Ci siamo sentiti stamattina, volevo chiamarlo già ieri sera ma sapevo stava con moglie e familiari. Sono stati due giorni non facilissimi, sapevo che dovevo chiarirmi con lui, spiegare perché ho scelto. Mi ha messo in difficoltà anche il fatto di dover lasciare qualche membro dello staff. Lui è stato un papà, con lui ho fatto più di 400 partite, siamo riusciti a vincere tanto e nei momenti di difficoltà l’ho sempre chiamato e oggi per l’ennesima volta ho avuto la conferma dell’uomo che è. Mi ha chiesto le cose dove può migliorare questa squadra e si è dimostrato un grande uomo. Non fate i paragoni perché lui ha vinto tutto nel mondo da allenatore e io sono un allenatore giovane e sicuramente devo ancora dimostrare tanto e spero di fare il 10% di quello che ha fatto lui nella sua carriera”. 

Ibrahimovic? “Voglio parlare di chi c’è. In questo momento è troppo facile parlare di Ronaldo, Ibra o Ronaldinho. Parlo di chi c’è adesso”.

Staff? “Manca Valerio Fiori, il resto ci sono tutti, Riccio, Innocenti, Sangermani, Tenderini e io (ride, ndr). Si è pure lamentato il presidente: sei più io”

Come si giocherà? “Vediamo, non voglio dare vantaggi, tra due giorni giochiamo. In questo momento ho il 4-3-3 perché ho i giocatori giusti”.

Ancelotti le ha detto cosa non va? “Lui è una persona navigata, sa cosa può dire o no a un collega, ma ho visto da parte sua grande apertura e disponibilità. Abbiamo parlato e quello che abbiamo detto me lo tengo”.

L’obiettivo è arrivare tra le prime quattro? “Tra quinto e quarto posto cambia tanto a livello economico, ma questa squadra settima crea imbarazzo. Alcuen prestazioni non sono state tra le migliori ma la squadra lo sa e allora sì, quando parlo di Europa parlo di Champions. Lo scorso anno l’ho persa per un punto e questa squadra può arrivarci”.

Cosa non va? “Quando le cose non vanno bene si va sempre alla ricerca degli alibi, è un problema di noi essere umani. In questo momento dobbiamo pensare cosa non ha funzionato in campionato. Possiamo migliorare la difesa, su come tenere il campo, su come palleggiare. Secondo me possiamo palleggiare”.

Ancelotti non l’ho sentito prima? “C’erano delle partite in ballo, non mi sembrava il caso. Penso di aver fatto bene”.

Durata del contratto e dettagli? “Mi fate ridere quando parlate di contratti, chi fa questo mestiere è legato al risultato, poi 6 mesi e opzione è relativo. Domenica il presidente mi proponeva solo 6 mesi e io sarei venuto uguale perché è una grande opportunità. Questa è una squadra di qualità, non potevo scegliere di meglio per il tipo di gioco che voglio provare a fare, sono giocatori che sembrano fatti col pennello per me”. 

Come ci si riconcilia col pubblico? “Coi risultati, prestazioni importanti, senso di appartenenza e recuperando punti ed esprimento un buon gioco visto da tempo e in parte anche quest’anno”.

Come si riparte? “Testa bassa, lavorare, pedalare, riuscire a vincere queste due partite prima della sosta. Dobbiamo recuperare, abbiamo l’obbligo di comandare le partite. So quello che posso dare ma squadra e società devono aiutarmi e io devo aiutare loro. Si deve viaggiare di pari passo. Si esce da questo momento pensando solo al lavoro”.

Obiettivo stagionale? “Il Napoli è costruito per andare in Europa, so che è difficile ma è cosi. Non alzo asticelle. Questa squadra non può stare fuori dall’Europa. Il momento in campionato non è positivo ma ci rialzeremo”.

Il futuro è adesso: «Quando le cose non vanno bene si va alla ricerca di alibi, lo fanno tutti gli esseri umani. In questo momento invece dobbiamo pensare a cosa non ha funzionato: possiamo migliorare in difesa, sulla tenuta del campo e anche sul gioco da mettere in campo. Vedere questo Napoli al settimo posto crea un po’ di imbarazzo, la squadra lo sa bene, per questo puntiamo la Champions. L’anno scorso l’ho persa per un punto, abbiamo tutte le carte per arrivarci. Da parte di Ancelotti c’è stata grande disponibilità: quello che ci siamo detti sulla squadra però lo tengo per me. La squadra sa che può dare di più, nemmeno loro si aspettavano questo rendimento. Ora vogliono dimostrare quello che possono fare. Per me però è difficile dare già un giudizio, ho avuto sensazioni buone. Ho fatto i complimenti alla società per l’organizzazione trovata, non lo immaginavo».

Napoli come Corigliano Calabro: «Sono un terrone, quando penso lo faccio in calabrese. La mia famiglia vive tutta in Calabria, ho lasciato casa a 13 anni ma quando le tradizioni si portano dietro ti restano sempre. Sono orgoglioso di essere del Sud e amo il mare, sono nato in un paese di mare, ma adesso mi sono buttato in un mare grande a Napoli e rischio di annegare. Lo so, ma non ho paura di nulla, chi mi conosce lo sa. Ho portato qui grandi professionisti con me, lavoro con persone molto preparate e parliamo la stessa lingua. Ma ora c’è bisogno dei risultati. Per me è un orgoglio essere qui, ho rifiutato tante proposte perché non mi sentivo pronto, qua c’è tutto per far bene. Sarà difficile, c’è da lavorare, ma ora tocca a me».