Una scena rapida, quasi chirurgica. Ma proprio per questo destinata a far discutere.
In occasione del secondo contatto tra Hien e Hojlund, l’arbitro Daniele Chiffi si trova qualche metro fuori dall’area di rigore, frontale rispetto alla porta. Dalla sua visuale può vedere Hien coprire la figura del danese, ma non avrebbe piena percezione del punto esatto di contatto.
Il gol arriva. Gutierrez esulta. Poi, cinque secondi dopo la segnatura, Chiffi indica il punto del contatto tra i calciatori di Atalanta e Napoli, segnalando il fallo in attacco.
Il portiere Marco Carnesecchi raccoglie il pallone per battere la punizione. L’arbitro lo ferma: “Sto solo aspettando, fallo qui. Aspetta un secondo che fanno il controllo di routine”.
È il cosiddetto silent check del Var. Nessuna corsa al monitor, nessun on field review. Solo una verifica veloce dalla sala video. Poi Chiffi rientra verso il centrocampo: “Bene, grazie”.
Dal fischio che annulla il gol al via libera definitivo passano in tutto quindici secondi. Un tempo brevissimo, quasi una parentesi nel ritmo della partita.
Nel frattempo non si registrano proteste veementi in campo. Solo la delusione di Gutierrez, che allarga le braccia guardando l’arbitro, incredulo per una rete cancellata così in fretta.
E proprio quella rapidità, più ancora della decisione, è oggi al centro del dibattito.


