Guerra Rinaldi-Mazzarella: «Vi racconto della stesa a piazza Mercato»

La guerra ventennale tra i Rinaldi e i Mazzarella e il ruolo di Michele Minichini ‘a tigre. C’è anche questo nei verbali di Tommaso Schisa, il neo pentito che sta facendo tremare la mala di Ponticelli. Il 13 gennaio del 2018 – ricostruiscono gli investigatori –  sei motocicli, con in sella almeno 11 persone incappucciate, giungono in via Nolana. Si fermano davanti al bar in via Nolana che ricade nel territorio dei Mazzarella. Il passeggero del ciclomotore che ‘apre’ il corteo scende dal mezzo e impugna una pistola. Vuole che tutti lo vedano. Di questo episodio risponderanno Alfredo Minichini (fratello di Michele), Luigi De Martino, Giovanni De Turris, Kevin Vittorio Suriano, Ciro Cerrato e il giovanissimo Fabio Oliviero. Furono questi i giovani ras coinvolti nell’operazione della squadra mobile di Napoli un anno fa. Tutti facevano parte del gruppo di Michele Minichini, il luogotenente più fedele del boss Ciro Rinaldi tanto che un altro pentito ebbe a dire:«Quando quello scende porta la morte».

Tommaso Schisa è tornato su quella scorribanda armata:«In base alle foto e ai video che ho visto posso dire di essere certo al cento per cento in ordine a Alfredo Minichini, Fabio Oliviero, o Coino e Giovanni De Turris». In precedenza, nel dicembre del 2017 viene compiuta un’altra ‘stesa’ contro i De Micco. Un ‘corteo’ attraversa la roccaforte dei ‘Bodo’: alla guida del primo scooter c’è Michele Minichini. Che non a caso mostra il suo volto. Anzi vuole che si sappia che dietro quel corteo armato c’è lui. Quelle stese è l’occasione per tornare sui rapporti tra il suo gruppo e i Minichini quando tra essi c’era rivalità e in particolare su un episodio risalente al primo semestre 2018:«O minorenn (Ciro Cerrato) ha anche partecipato ad una stesa sotto casa di mia zia prima che venissi arrestato. L’episodio ha fatto infuriare Minichini in quanto non si poteva agire senza la sua autorizzazione. Minichini insieme a ‘o minorenne picchiò mio cognato nella villa di Ponticelli. Della cosa venne subito a conoscenza mio cugino che, armatosi di una calibro 38 tornò in villa per cercare Alfredo Minichini».