I ‘Barbudos’ volevano uccidere il boss Sequino:«Mi voleva far sparare da quelli di Secondigliano»

I ‘Barbudos’ ossia i Genidoni-Esposito non ce l’avevano solo con i Vastarella. Il loro capo aveva addirittura progettato un agguato ai danni di Salvatore Sequino: un omicidio eccellente con killer provenienti dall’area nord. E’ questo un retroscena inquietante che emerge nell’ordinanza che l’altro ieri ha decapitato proprio la cosca di via Santa Maria Antesaecula. Siamo nei giorni successivi alla ‘strage delle Fontanelle’ (avvenuta il 22 aprile del 2016) e Salvatore Sequino, in uno dei colloqui in carcere, commenta quell’episodio con la moglie e il cognato e in particolare l’omicidio del padre e del fratello di Emanuele Esposito ‘soffietto’ ossia colui indicato come l’autore materiale della mattanza. I Sequino attribuiscono quella ‘vendetta’ ai Vastarella (al momento vi è da dire non c’è alcuna prova del loro coinvolgimento).

Il boss Salvatore spiega al cognato:«Quando vengono colpiti reagiscono subito … Enzuccio quelli non sono scemi. Sono persone che …. le maniglie le tengono … non sono stronzi … quelli si sono presi quella quindicina di giorni di tempo per riprendersi dallo shock perché giustamente la botta è seria e poi hanno detto adesso ti faccio il culo tanto…”. Sequino continuava attribuendo la responsabilità degli eventi ad Antonio Genidoni, il quale aveva organizzato l’agguato ai danni dei Vastarella e poi era scappato, tant’è che questi ultimi, non trovando nessun obiettivo da colpire, avevano ucciso gli Esposito a Marano “…Però la l’ha voluto, la l’ha voluto sempre lui perché tu cornuto e infame hai fatto la cattiveria e poi te ne sei scappato, quello girando, girando ha visto che non vedeva nessuno e ha detto va bene io un dolore te lo devo dare lo stesso…”. Sequino ribadiva di aver sempre ritenuto infame Genidoni, cosa confermatagli anche da Patrizio Vastarella, il quale aveva ammesso la sua leggerezza, con il conseguente agguato che avevano subito “…Io l ho sempre detto … questo è infame, questo è infame, però lui mi ha dato ragione sopra a questo fatto devo dire la verità. Aveva ragione me lo ha detto sono stato leggero, pazienza, non ci posso fare niente. Glielo dissi: Quello è cattivo, all’improvviso, ci fa il danno, ci fa il regalo. Io sono convinto mille, mille che il regalo lo avevamo dietro al nostro vicolo. Io sono stato sempre convinto. All’improvviso avevamo il regalo dietro al vicolo…

Vincenzo Esposito racconta al cognato che Genidoni era risentito poiché nessuno era intervenuto dopo l’omicidio del padre e del fratello , nonché quando la madre (Addolorata Spina) era stata cacciata dalla sanità: «Quello ce l’ha anche perché lui dice: Non hanno fatto niente per papà, per mio fratello … Diciamo per il suo lato… a Mamma l hanno fatto andare via e voi non vi siete mossi…”, ma Sequino, di contro, diceva che non avrebbe mai dimenticato che Genidoni aveva chiesto a Secondigliano di ucciderlo «Niente che dimeno ? Tu sei andato a Secondigliano a dire : Dobbiamo sparare a Totore. Che si pensa che me lo dimentico. E quando mi scordo».

[