Le armi per uccidere Rodolfo Zinco non sono state cercate al mercato nero, né scambiate in qualche retrobottega della mala flegrea. Sono arrivate come un “regalo di vicinato” impacchettato sotto il palazzo del boss. Lo scorso 11 giugno, i carabinieri del Nucleo Investigativo di Napoli hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Napoli su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di Ciro Pauciullo. Il 40enne indagato è accusato dell’omicidio di ‘o Gemello avvenuto il 22 aprile 2015 in via Cavalleggeri d’Aosta.
Omicidio Zinco, il pentito: “Ci hanno regalato le pistole”
Patrizio Allard e Pauciullo facevano parte del gruppo di fuoco che attendeva l’ok dell’ex boss Alessandro Giannelli, scortato dall’ex ras Genny Carrà a bordo di uno scooter SH: il 40enne ha esploso 9 colpi di pistola, uccidendo Zinco. Proprio Carrà ha svelato alcuni retroscena del raid armato già nel 2019: “Riguardo alle armi che aveva indosso il killer Pauciullo, posso riferire che esse erano state ‘regalate’ da uno dei fratelli E., titolari di un negozio di giocattoli. Alla fine Giannelli accettò in regalo due pistole, una 357 e una calibro 9. Queste armi le aveva addosso Pauciullo al momento dell’omicidio e utilizzò solo la calibro 9. Quanto alla pianificazione dell’omicidio, partecipò anche A. C. Tornando all’omicidio, riferisco che le riunioni preparatorie tra me, Giannelli e C. avvennero nell’appartamento di A. C. situato in via Marco Aurelio numero 200, ma non sono sicuro del civico… Giannelli disse che incontrava Zinco tutte le sere tra le 20 e le 20:30, in quanto Zinco non poteva protrarre oltre la sua presenza fuori casa perché era sorvegliato speciale, fuori al bar situato a Cavalleggeri d’Aosta, nei pressi del luogo dove è stato ucciso e nei pressi dell’abitazione dello stesso Zinco… Si incontravano per fare il punto degli affari illeciti, in quanto dividevano al 50%, ma Giannelli si lamentava del fatto che Zinco si appropriasse di una parte dei proventi.”
L’Alleanza Flegrea
“La decisione di uccidere Zinco – raccontò Carrà ai magistrati – è partita da me per motivi di rancore risalenti all’epoca della Vecchia Alleanza Flegrea. Ci riunimmo per due settimane con Giannelli e con A. C., affiliato al clan Cutolo anche se conserva l’egemonia sulla zona di Posillipo, per preparare l’omicidio. Giannelli era favorevole perché doveva dividere con Zinco al 50% i proventi delle attività illecite della zona di Cavalleggeri, Bagnoli e Agnano e riteneva che Zinco non si comportasse bene. Gli esecutori sono stati Ciro Pauciullo e Patrizio Allard”. Per quel delitto sono stati già condannati all’ergastolo l’ex boss, ormai pentito, Giannelli, mentre Allard ha riportato una condanna a 30 anni e Maurizio Bitonto a 20 anni.
Le lunghe indagini
Le complesse e articolate indagini, condotte in più fasi dal 2017 al 2025 dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri e coordinate dalla DDA, si sono sviluppate anche mediante massicce attività tecniche. Valorizzando inoltre le dichiarazioni convergenti di alcuni collaboratori di giustizia, gli inquirenti hanno consentito di individuare il presunto killer. L’omicidio Zinco nacque dalla contrapposizione armata per il controllo del territorio: l’obiettivo era uccidere il gestore delle attività criminali nel quartiere di Bagnoli, entrato in rotta di collisione con il gruppo di Giannelli, che voleva dunque affermarsi come unico boss.


