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Il boss Cesare Pagano prepara le pizze fritte in carcere, scatta il sequestro

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Le pizze fritte montanare sono al centro di un episodio avvenuto nel carcere del Cerialdo di Cuneo il 9 settembre 2021. Il boss detenuto al 41 bis, Cesare Pagano, le preparò in cella e tentò di condividerle con altri compagni di cella. Come riporta la Stampa gli agenti di polizia penitenziaria intervennero però per sequestrale in quanto nel regime di carcere duro è vietato lo scambio di qualsiasi oggetto.

La vicenda è sfociata in un processo per oltraggio a pubblico ufficiale. Secondo un agente, il capoclan scissionista avrebbe reagito con insulti al sequestro. In aula, davanti al giudice Marco Toscano, l’imputato ha partecipato in videocollegamento dal carcere di Sassari. Un ex compagno di detenzione, sentito come testimone della difesa, ha negato gli insulti sostenendo che il boss scissionista chiedeva solo la restituzione del cibo e che sarebbe stato provocato dall’agente.

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Era il cugino di Paolo Di Lauro e conosceva tanti segreti del gruppo di via Cupa dell’Arco. Nonostante non fosse un pezzo da novanta era al corrente di quelle informazioni che avrebbero fatto molto comodo agli Scissionisti. Così Cesare Pagano durante la prima faida mise una taglia sulla sua testa: Gaetano De Pasquale doveva morire. De Pasquale fu prelevato e e portato a Varcaturo, in uno dei tanti locali in disponibilità a quel tempo di Cesare Pagano.
Quando De Gaetano arrivò lì si trovò di fronte Pagano stesso, Lucio Carriola e Vincenzo Notturno.

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