Il caldo estremo ha causato l’innalzamento delle temperature dell’acqua provocando anche gravi conseguenze per gli ecosistemi lagunari dell’Alto Adriatico. Nella Sacca di Scardovari sono morti circa mille quintali di cozze Dop, mentre nella Sacca di Goro è scomparso fino al 90% delle vongole.
L’allarme dei Pescatori
A denunciare la situazione è Confcooperative Agroalimentare e Pesca, che parla di un’emergenza aggravata dagli effetti del cambiamento climatico e dalle difficoltà già causate negli ultimi anni dall’invasione del granchio blu.
Secondo Confcooperative Agroalimentare e Pesca, nelle lagune dell’Alto Adriatico la temperatura dell’acqua ha raggiunto i 32 gradi. Un valore che altera l’equilibrio dell’ambiente marino e rende sempre più difficile la sopravvivenza dei molluschi. L’aumento della temperatura, infatti, riduce la quantità di ossigeno disciolto nell’acqua, favorisce la proliferazione delle alghe e aumenta il rischio di morie nelle aree costiere e lagunari. È un insieme di fattori che mette sotto forte pressione specie particolarmente sensibili come cozze e vongole. La situazione più grave viene segnalata nella Sacca di Scardovari, in provincia di Rovigo, dove il Consorzio Cooperative Pescatori del Polesine registra una moria improvvisa di circa mille quintali di cozze Dop. La preoccupazione, però, non riguarda soltanto le cozze. Anche le ostriche, considerate più resistenti a condizioni ambientali difficili, sono esposte ai rischi legati all’eccezionale aumento della temperatura dell’acqua.
La situazione delle vongole
Scenario altrettanto critico nella Sacca di Goro, in provincia di Ferrara. Qui il caldo intenso e il limitato ricambio dell’acqua hanno trasformato la laguna, come spiegano gli operatori, in una vera e propria “gigantesca pentola”. Secondo le stime riportate da Confcooperative Agroalimentare e Pesca, fino al 90% delle vongole è scomparso. A complicare ulteriormente la situazione è una fioritura algale che, secondo quanto riferito, non si registrava con questa intensità da almeno 10-15 anni. Gli operatori sono costretti a rimuovere continuamente le alghe per poter proseguire il lavoro.
