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martedì, Aprile 23, 2024
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Il covo del boss Zagaria non c’è più, lì fu catturato il 7 dicembre 2011

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Sono terminate le operazioni di abbattimento, eseguite di Vigili del Fuoco, della villa di Casapesenna (Caserta) che era stata il covo segreto del capo dei Casalesi, Michele Zagaria. L’abbattimento era partito il 16 febbraio scorso alla presenza del Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, dell’Assessore regionale Mario Morcone e del presidente della Regione Vincenzo De Luca. La Sma, società in house della Regione Campania, si è occupata del trattamento e trasporto, in velocità e in sicurezza, di 600 metri cubi di materiali inerti provenienti dall’abbattimento; in lavoro iniziato dagli operai della Sma il 16 febbraio.

I materiali sono stati trasportati da Sma in un impianto vicino per il trattamento e il recupero. “Essere presenti e lavorare su una parte dell’abbattimento – spiegano i membri del Cda SMA, Tommaso Sodano, Fiorella Zabatta e Antonio Capasso – ha avuto un duplice significato: un atto di forza dello Stato e un messaggio che si è voluto dare ai giovani e a tutti coloro che intraprendono una strada sbagliata, una metafora che vede nella caduta di un muro la lotta alla camorra e al malaffare e l’intenzione di ricostruire qualcosa di buono dalle macerie. Sicuramente la Regione Campania e il comune di Casapesenna sapranno come riutilizzare al meglio l’area restituendola alla cittadinanza.”.

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i. Era il 7 dicembre 2011 quando la Polizia, in particolare gli investigatori delle Squadre Mobili di Napoli e Caserta, fecero irruzione nella villetta della famiglia Inquieto, in via Mascagni a Casapesenna, comune di nascita di Zagaria e dei suoi familiari, dove ormai erano certi che vi fosse il capoclan.

In varie occasioni precedenti gli investigatori furono vicini alla cattura, poi sempre sfumata. Nel dicembre 2011 invece non sbagliarono, anche se i poliziotti dovettero sfondare varie parti di muro in diverse stanze, poi iniziarono nel corridoio vicino al soggiorno, e ad un certo punto, quando si stavano avvicinando al risultato, sentirono la voce del boss, ormai consapevole che non c’era più nulla da fare e che la sua latitanza era ormai terminata.

“Basta, non sfondate, sono qui. Mi arrendo”, furono le parole concitate di Zagaria, che fu poi preso in consegna dai poliziotti esultanti. Il capo dei Casalesi, rappresentante di quell’ala imprenditoriale del clan, poteva entrare nella villetta sovrastante degli Inquieto attraverso una scaletta che collegava il bunker sotterraneo con una piccola stanza la cui porta dava sul corridoio nei pressi del soggiorno; nella piccola stanza c’era un congegno elettrico che permetteva di spostare il pavimento e a Zagaria di uscire da una botola.

Gli inquirenti scoprirono poi l’esistenza di un impianto elettrico di videosorveglianza che non solo metteva in collegamento il bunker con l’appartamento sovrastante – in particolare con la mansarda dove era installata una piccola telecamera – ma anche con un ulteriore immobile sito in via De Gasperi 6, dove Vincenzo Inquieto aveva l’ufficio della sua ditta di termoidraulica.

Nel vicolo dove c’era la villetta, in un’edicola votiva era stata inoltre installata una telecamera collegata con l’intero impianto. Dunque Inquieto e la moglie Rosaria Massa – entrambi condannati per favoreggiamento aggravato – potevano tenersi in contatto e soddisfare ogni esigenza di Zagaria, in qualunque momento, e controllare anche i movimenti esterni al vicolo e l’eventuale arrivo delle forze dell’ordine. Prima e dopo la cattura di Zagaria, sono stati scoperti altri covi – non lontano da quello di via Mascagni – dove il boss ha trascorso altri momenti della sua latitanza. Gli inquirenti hanno anche scoperto una rete di citofoni che praticamente copriva l’intero paese e permetteva al boss di parlare con i fratelli e i suoi fedelissimi. La villetta degli Inquieto è stata sequestrata subito dopo la cattura di Zagaria e acquisita al patrimonio del Comune di Casapesenna, che avrebbe voluto utilizzarla mentre invece l’Agenzia dei Beni Confiscati era di diverso parere. Alla fine si è deciso di abbatterla perché abusiva e di farci un parco pubblico

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