Il Napoli non è uscito questa sera dalla Champions. No. Sarebbe troppo facile legare l’eliminazione alla sfida con il Chelsea, presentatosi al Maradona con il doppio (!) dei giocatori a disposizione rispetto a Conte, che questa volta ha evitato di girarsi verso la panchina, vuota come gli uffici a Ferragosto.
Per quanto visto in campo, gli azzurri meritano questa sera solo applausi per aver messo il cuore oltre l’ostacolo ed esseri usciti dal campo con a testa alta e la maglietta sudata.
In fondo i tifosi chiedevano di gettare il cuore oltre l’ostacolo e sperare in un miracolo sportivo.
Eppure nonostante la moria di calciatori, il Napoli avrebbe potuto fare a meno di attaccarsi ai Santi, se lungo il suo cammino non avesse gettato all’aria più di un’occasione per giocarsi i playoff come tutte le altre italiane.
Sarebbe bastato per esempio non suicidarsi in Danimarca, dove avanti di un gol e di un uomo si è concesso un rigore da oratorio.
Sarebbe bastato battere l’Eintracht, capace di lasciare Fuorigrotta con le divise immacolate e la porta immacolata.
Sarebbe forse bastato restare nel match di Eindhoven e non subire quella goleada che ha di fatto compromesso irrimediabilmente la differenza reti, un fattore determinante con la nuova formula della Champions League.
Sarebbe bastato giocarsi la seconda parte della competizione e non ridotto all’osso da una serie interminabile di infortuni di cui ci si chiede conto a tutti, tranne che ai diretti interessati.

