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In protesta i lavoratori de La Sonrisa: “Fateci lavorare fino al 31 ottobre”

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Oltre mille tra dipendenti e lavoratori dell’indotto legato all’hospitality, chiedono alle istituzioni una soluzione che consenta al Grand Hotel La Sonrisa di proseguire temporaneamente la propria attività almeno fino al prossimo 31 ottobre, dopo la decisione del Consiglio di Stato che ha confermato nei giorni scorsi la revoca delle licenze disposta dal Comune di Sant’Antonio Abate in esecuzione dei provvedimenti giudiziari che hanno interessato la struttura, imponendole così l’immediata chiusura. La richiesta è stata avanzata nel corso del sit-in organizzato nella giornata di oggi dai dipendenti, preoccupati per il proprio futuro occupazionale e per le conseguenze economiche e sociali che la chiusura della struttura rischia di determinare sull’intero territorio.

«Non stiamo difendendo soltanto un posto di lavoro – spiega Emma Acampora, in rappresentanza dei lavoratori – ma il futuro di centinaia di famiglie che da anni vivono grazie a questa realtà produttiva. Chiediamo alle istituzioni di consentire la prosecuzione delle attività almeno fino al termine della stagione, per tutelare i lavoratori, i clienti che hanno già programmato eventi e l’intero indotto economico».

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La voce della famiglia Polese

«Per quasi quarant’anni La Sonrisa ha operato con autorizzazioni, concessioni, sanatorie, licenze commerciali e sanitarie rilasciate dagli enti competenti. Ha pagato regolarmente tasse, tributi e contributi, rappresentando una realtà imprenditoriale solida e un punto di riferimento per il territorio – sottolinea la famiglia Polese -. Non entriamo nel merito della vicenda giudiziaria, che continuerà ad essere affrontata nelle sedi competenti. Il nostro caso è stato sottoposto anche al primo vaglio di ammissibilità della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Oggi però c’è un’emergenza concreta: centinaia di persone rischiano di perdere il lavoro. Sono padri, madri, figli. Per questo chiediamo aiuto alle istituzioni, allo Stato e a chiunque possa sostenere concretamente questi lavoratori. Non ci arrendiamo»

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