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giovedì, Gennaio 20, 2022
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Jorit arrestato e liberato per un murales a Betlemme: “Sto bene, ho avuto paura, ma lo rifarei”


Rientrerà oggi in Italia Jorit Agoch, lo street artist scarcerato nella giornata di domenica dalle autorità di Israele dopo essere arrestato sabato a Betlemme dalla polizia militare con l’accusa di aver imbrattato un muro della barriera in cemento che divide la parte israeliana da quella palestinese con il disegno di un murales recante il volto di Ahed Tamini, la 17enne simbolo della resistenza in Cisgiordiania e liberata ieri dopo 8 mesi di prigione dopo essere stata condannata per aver schiaffeggiato un soldato israeliano dopo l’irruzione nella sua abitazione. Con Jorit, autore di murales come quelli di Maradona a San Giovanni a Teduccio o San Gennaro a Forcella, solo per citare alcuni esempi, sono stati liberati anche l’altro street artist Salvatore Tukios, residente a Pianura, e un terzo ragazzo, di origine palestinese. Lo street artist, che vive a Quarto, dovrebbe essere a Napoli già in mattinata o al massimo nel primo pomeriggio ma, in linea con il personaggio, ha già mostrato l’intenzione di non volere tanto clamore mediatico in relazione al suo ritorno in città.

Parlando ad InterNapoli nella serata di domenica direttamente da Tel Aviv qualche ora dopo la liberazione, avvenuta attorno alle 18.30, ha detto: «Sto bene, un po’ di paura c’è stata ma in fondo non è stata questa esperienza così segnante. Lo rifarei, perché va denunciato quanto accade quotidianamente nei territori occupati da Israele che sta spezzettando la Cisgiordania per impedire la nascita dello Stato di Palestina. Il mio era un modo per far conoscere il più possibile la realtà delle cose. Mentre noi occidentali siamo stati sì arrestati ma poi liberati, ogni giorno in Palestina continuano a morire persone e quanto accade agli arabi di quei posti è qualcosa di indicibile». Subito dopo l’arresto Jorit e Salvatore sono stati condotti prima a Gerusalemme e poi a Ramallah, in una località vicinà a Tel Aviv dove poi sono stati scarcerati.

Ad assisterli è stato l’avvocato palestinese Masalha Azmi, che da anni rappresenta un punto di riferimento giuridico per tutte quelle associazioni italiane che operano per la Palestina. «Siamo riusciti a risolvere la situazione in un tempo minore delle 96 ore di detenzione massime previste dalla legislazione israeliana in casi del genere. È stato importante anche portare alla diminuzione della pericolosità di quanto sarebbe potuto loro accadere ed evitare il processo penale. In ogni caso, siamo stati in contatto costante con l’ambasciata italiana, il Consolato e la Farnesina per chiedere la liberazione di Jorit e Salvatore». Ma non è stato in ogni caso facile. I due street artist, come poi anche ha raccontato Jorit, sono stati tenuti per le prime ore al freddo e con i soldati israeliani che hanno mostrato un atteggiamento duro anche se non ci sono state violenze. Non solo: c’era preoccupazione per Salvatore perché da soggetto asmatico, necessitava delle opportune medicine che non aveva con sé al momento dell’arrivo dei militari e il fermo a Betlemme e il trasferimento prima a Gerusalemme e poi nei pressi di Tel Aviv.

Luigi, il papà di Jorit, in attesa del rientro del figlio ha espresso tutta la sua gioia per il rilascio. «Ringrazio la stampa e tutti quelli che si sono attivati e mobilitati (ieri c’è stato un sit-in delle varie associazioni e movimenti in piazza Municipio e poi un corteo sino dinanzi la Prefettura ndr.) per chiedere che Jorit venisse liberato. Sono state ore di angoscia perché non sentivamo nostro figlio e non ci dicevano nulla. Nelvideo in cui la Polizia militare lo prelevava si vedeva Jorit, con Salvatore e il ragazzo palestinese, scomparire dietro ad un muro. Temevo fosse quella l’ultima immagine che mi rimanesse di mio figlio. Fortunatamente non è stato così»

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