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Le dichiarazioni degli artisti napoletani in gara a Sanremo

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Comincia la 76ª edizione del Festival di Sanremo e tra i protagonisti spiccano cinque artisti napoletani, ciascuno con una storia diversa e un’identità ben definita. Ecco alcune delle loro dichiarazioni più significative alla vigilia dell’Ariston.

Sal Da Vinci

Al ritorno a Sanremo, l’artista ha raccontato l’emozione e il significato personale di questa partecipazione:

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«Sanremo è la festa popolare della musica italiana per eccellenza ed è una ricompensa per le battaglie che ho sostenuto per farmi spazio e conoscere da chi non mi conosceva».

Sul brano in gara, Per sempre sì, ha spiegato:

«Il giorno più bello che ci può capitare nella vita può essere l’incontro con un lui o una lei. Ma il messaggio è più ampio: l’importanza di prendersi una responsabilità. Una promessa è una cosa seria». Per Sal, la promessa è una, quella fatta alla moglie Paola Pugliese, 33 anni fa.

E con orgoglio ha rivendicato la sua identità artistica:

«Non sono nato l’altro giorno con Rossetto e caffé. Sono 50 anni che faccio questo mestiere. Ho sempre faticato e noi che veniamo dal Sud dobbiamo faticare un po’ di più. Sono sempre stato guidato dalla passione, non dalle ville al mare. All’inizio recitavo e basta. Fino all’adolescenza non ho mai cantato, ho canticchiato. Poi un giorno, James Sanese (leggendario sassofonista e colonna del Neapolitan Power, ndr) scrisse un pezzo per me. Fu l’inizio di tutto. Successivamente, decisi di usare la mia voce per i miei brani. È stata una lunga gavetta, fatta di più cadute che di risalite. Quando è arrivata la canzone Rossetto e caffè, venivo da un periodo di musical e tornavo sul mercato della musica dopo tre anni e mezzo: avevo un po’ il terrore di passare inosservato. Me la sono autoprodotta. Dopo una settimana mi sembrava non stesse funzionano. Poi invece ha cominciato a crescere e mi hanno chiamato per dirmi che era Disco d’oro (successivamente è stata certificata doppio Disco di Platino, ndr). La generazione Z ha portato in alto il brano. Non sapevo che TikTok fosse collegato a Spotify: è un sistema nuovo per me, bello e fascinoso. L’effetto dirompente che fanno i numeri importanti, a cui non ho mai pensato, sorprende: mi stupisco ancora oggi se un bambino si avvicina e conosce il mio pezzo. Questo successo ha “riesumato” tanti amici e partenti, sono vero e sincero».

Samurai Jay

Per lui è un debutto tra i big, vissuto come un traguardo inaspettato:

«Non potevo nemmeno sognare di arrivare fin qui. A Mugnano, dove sono nato e dove oggi fanno tutti il tifo per me, un ragazzo che vuole fare musica è guardato come un alieno. “Ma vai a fatica’, porta o ppane a casa”, mi sentivo dire alle spalle. Ho già vinto, insomma: per il posto da dove vengo, per le difficoltà che ho avuto… mamma è casalinga, papà ha avuto tanti problemi con il lavoro, la musica era un lusso».

Sulla sua “Ossessione” personale:

«È vero, se è un sogno non voglio svegliarmi. E “Ossessione” è nato dal primo incontro con Vito Salamanca, “Halo” non era ancora nata, ci siamo seduti e ci siamo messi a fare musica a ruota libera, a strimpellare».

E sul modo in cui affronterà il palco:

«Cerco di divertirmi e di essere spontaneo. Lascerò spazio alle emozioni, specialmente la prima sera».

Luchè

Alla prima partecipazione, ha raccontato i dubbi iniziali su Sanremo:

«Sì, è sempre stata una mia paura, lo vedevo un mondo lontano da me. Poi negli anni è diventato un fenomeno coinvolgente, anche per i ragazzi, prima era un po’ più per adulti. La mia paura era che potesse snaturare alcuni artisti, poi con l’esperienza di altri ho visto che non è successo e quindi mi sono ricreduto».

Poi il cambio di prospettiva:

«Con l’esperienza di altri ho visto che non è successo che si snaturassero, e quindi mi sono ricreduto».

Sul brano Labirinto:

«Rappresenta i pensieri ossessivi di cui siamo schiavi quando ci troviamo in una situazione tossica. Un labirinto da cui non si esce mai, ma in realtà è il nostro cervello».

LDA e Aka 7even

«Una volta ci si doveva vergognare di parlare in dialetto, oggi i pregiudizi su Napoli sono crollati» dicono a gran voce.

LDA ha parlato del valore di condividere questa esperienza con Aka7even:

«Condividere il palco con una persona alla quale vuoi veramente bene è tutta un’altra storia. Si crea quella verità sul palco che è importante».

Sulle critiche ricevute:

«Ho letto tante cattiverie, commenti che non mi aspetterei da un uomo o una donna adulti. È difficile giudicare una canzone da un ascolto solo».

La serata Cover con Tullio De Piscopo:

«Io e Luchino siamo proprio diventati a tutti gli effetti i nipoti di Tullio. La nostra intenzione è portare Napoli sul palco, però una Napoli non vista e rivista, non so se mi sono spiegato, e soprattutto avere la possibilità di portare sul palco un artista che è un orgoglio italiano nel mondo. Facendo uno più uno per forza la testa ti porta a Tullio. È un ragionamento così tanto lineare che non ha bisogno di troppe spiegazioni. Tullio è Tullio. Quello che ha fatto per la musica è un qualcosa di assurdo, ha cresciuto delle generazioni, come solista, come batterista, il lavoro fatto con Pino Daniele. Tullio De Piscopo è la storia, veramente. E io e Luchino siamo onorati di avere con noi una leggenda sul palco, perché io penso che un musicista così non lo troviamo più. E poi è anche una persona fantastica».

Anche per Aka 7even il Festival è un’occasione da vivere con leggerezza:

«Vogliamo andare lì a divertirci, senza pensare alle classifiche».

Sulle critiche:

«Dobbiamo prenderci il buono e il negativo, ma ovviamente ci sono modi e modi».

E con una promessa ironica:

«Se vinco Sanremo? Mi tingo i capelli di biondo. Di nuovo».

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