E’ il giorno tanto atteso. Oggi è il giorno della sentenza di primo grado per la morte di Pasquale Apicella, l’agente della Polizia di Stato in forza al commissariato di Secondigliano deceduto poco più di un anno fa su Calata Capodichino, quando un’Audi Rs6 con a bordo una banda di rapinatori si è schiantata contro l’automobile di servizio dove era presente Lino per sfuggire a un’altra pattuglia. Il processo si tiene davanti alla Corte di Assise di Napoli. Tre ergastoli e un isolamento diurno. È questa la richiesta della Procura a carico dei tre cittadini rom ritenuti responsabili dell’omicidio di Apicella. Omicidio volontario, rapina, ricettazione, resistenza sono le accuse contestate dai pm Curatoli e Battiloro, al termine di un processo in cui la moglie (difesa dal penalista Gennaro Razzino), si è costituita parte civile assieme ai genitori dell’agente ucciso. Per la Procura quel tragico impatto è stato pienamente volontario. Questa mattina all’esterno del tribunale gli amici e i parenti di Lino hanno inscenato un sit-in esponendo degli striscioni. Chiedono giustizia per questo sfortunato servitore dello Stato. Lo striscione più emblematico è quello dove campeggia la foto di Lino in divisa bardata dalla frase:«L’amore per il prossimo fa la differenza. Giustizia per Pasquale Apicella».

La ricostruzione della notte in cui morì l’agente Apicella

Quella notte, questa la ricostruzione degli inquirenti, la banda di ladri per scappare aveva imboccato contromano Calata Capodichino, a fari spenti e a velocità folle. Il tutto dopo un tentativo di rapina. Alla guida c’era Fabricio Hadzovic. Il 40enne aveva accelerato fino a 150 chilometri all’ora. La pattuglia del commissariato di Secondigliano stava intervenendo in supporto dei colleghi quando le due automobili si sono scontrate. I fermati hanno sostenuto di aver cercato di evitare l’impatto, finendo sullo spartitraffico in cemento e poi colpendo la volante all’altezza del faro anteriore sinistro. Per Lino purtroppo non ci fu nulla da fare.

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