E’ morto Popeye, spietato killer di Pablo Escobar: ha ucciso più di 250 persone

Aveva confessato di aver ucciso personalmente 257 persone e di aver partecipato, come capo dei sicari del “Re della Cocaina”, a oltre 3.000 omicidi. E’ morto ieri a Bogotà Jhon Jairo Velásquez, in arte “Popeye”.

E’ stato il sicario prediletto del “Re della cocaina”, l’ex capo dei narcos colombiani Pablo Escobar. Ad ucciderlo non sono stati i tanti anni passati al fianco di ‘El Patròn del Mal’, bensì un cancro contro cui lottava da tempo e che lo ha stroncato all’età di 58 anni.

Popeye era tornato in libertà dal 2014 dopo 23 anni di carcere e diceva di volersi tenere lontano dai crimini del passato. Il 27 maggio 2018 era stato però arrestato nuovamente: guidava una banda dedita a estorsioni e alla persecuzione di militanti politici, tra cui alcuni vicini all’ex candidato presidente e senatore di sinistra, Gustavo Petro.

Il sicario di Escobar, arrestato nel 1992, era stato condannato anche per l’omicidio di un politico, Luis Carlos Galán, nemico dichiarato dei cartelli della droga, che Popeye ha ucciso nel 1989 a Bogotà durante un comizio davanti a 10 mila persone. È questa era l’unica vittima per cui diceva alla nostra Iena di provare un qualche rimorso.

Tornato libero per buona condotta, Jhon Jairo Velásquez sosteneva di vivere onestamente. Con una nuova vena creativa: aveva 500 mila fan su YouTube come “Popeye pentito”, si era improvvisato scrittore e aveva girato un film autobiografico.

“Per lui ho ho ucciso 257 persone con le mie mani”: raccontava (riferendosi a Pablo Escobar) a Giulio Golia, l’inviato delle Iene che lo intervistò nel novembre del 2017.

Al momento dell’arresto del 1992, aveva una taglia da mezzo milione di dollari sulla sua testa e un patrimonio di “12 milioni in immobili e 10 milioni in contanti”. Li aveva accumulati uccidendo: “C’erano morti da un milione, da 70 mila, da 50 mila e da 20 mila dollari e Escobar pagava sempre correttamente”.

“Dei suoi 3mila sicari, siamo rimasti vivi solo in 4. Per noi Pablo Escobar era Dio: non avevamo paura, ci piaceva l’adrenalina, ci piaceva la violenza, eravamo giovani”.

(Le Iene)