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Nove cani abbandonati sotto al sole a 43 gradi, morti quattro cuccioli

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Una tragedia che ha scosso Sciacca. Quattro cuccioli sono morti dopo essere stati lasciati senza acqua e senza riparo su un terrazzo esposto al sole, con temperature che hanno raggiunto i 43 gradi. Gli altri animali presenti nell’abitazione sono stati salvati grazie all’intervento delle autorità.

La vicenda è emersa dopo la segnalazione di Adriana Montalbano, volontaria Balzoo e componente dell’Ufficio Randagismo del Comune, che ha documentato la situazione con un video poi diffuso sui social. Sul posto sono intervenuti la Polizia Municipale, i veterinari dell’Asp e l’Ufficio Benessere Animale, riuscendo a mettere in salvo cinque cuccioli e i cani adulti ancora vivi.

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Il proprietario degli animali è stato denunciato alla Procura con le ipotesi di reato di maltrattamento di animali e uccisione di animali d’affezione. Intanto la Lega Nazionale per la Difesa del Cane ha annunciato di voler seguire il procedimento giudiziario attraverso il deputato Francesco Emilio Borrelli.

«È stata una delle giornate più infernali della mia vita. E non solo per i 43 gradi, ma per le urla di cuccioli che si stavano letteralmente cuocendo sotto il sole rovente», racconta Adriana Montalbano.

«La madre dei cuccioli, un pastore maremmano, e i cuccioli ricoverati in clinica sono fuori pericolo. I maschi, un Pinscher e un Pastore belga, risultati essere in buono stato di salute, non magri e non disidratati, sono stati sistemati in un canile convenzionato con la città di Sciacca. Abbiamo trovato con Chiara Calasanzio, dell’associazione Ohana di Santa Margherita di Belìce, la possibilità di rifugio per gli animali ricoverati una volta che verranno dimessi. Chiederemo alla Procura di accelerare, per quanto possibile, il dissequestro degli animali vivi cercando di farli entrare rapidamente nel circuito delle adozioni di modo che abbiano quello che finora gli è stato negato: una vita migliore».

Sulla vicenda è intervenuto anche l’attivista Enrico Rizzi, che punta il dito contro l’attuale normativa. «Il responsabile, anche se riconosciuto colpevole, con l’attuale legge non sconterà un solo giorno di carcere, perché le pene previste restano sotto la soglia di punibilità». Secondo Rizzi è necessario smettere di «raccontare favole agli italiani» perché, per chi si rende responsabile della morte di animali, «il carcere resta un miraggio». La volontaria ha voluto anche sottolineare la solidarietà dimostrata dalla cittadinanza, respingendo qualsiasi accusa di indifferenza.

«Sciacca non è una città omertosa, sono tantissime le segnalazioni che riceviamo all’ufficio Randagismo del Comune, di cani e animali feriti, bisognosi. Due domeniche fa, i residenti nel quartiere Perriera ci hanno chiamato per aiutare un cane che girava in zona ed era imprendibile. Grazie alla partecipazione dei residenti, siamo riusciti a bloccarlo ed è stata una fortuna perché l’indomani il cane è stato sottoposto a trasfusione. La sensibilità c’è, probabilmente nel rione San Michele non si sono resi conto da dove proveniva il pianto dei cuccioli e in che situazione drammatica fossero». Anche l’Organizzazione Internazionale Protezione Animali ha annunciato iniziative legali, chiedendo provvedimenti severi nei confronti del proprietario.

«Presenteremo una denuncia, chiederemo il ‘Daspo cinofilo’ per vietare la detenzione di qualsiasi animale nei confronti di chi si è macchiato di questo grave reato, ma anche di conviventi che abbiano condiviso e tollerato questa situazione», dichiara Claudia Taccani, responsabile dell’ufficio legale Oipa Italia e portavoce del presidente.

«Lasciare degli animali morire di stenti, esposti al sole cocente e privati di acqua, cibo e qualsiasi possibilità di salvezza, significa infliggere loro una sofferenza inaccettabile e dimostrare un totale disprezzo per la loro vita. Chiediamo al sindaco l’emissione di un provvedimento che impedisca la detenzione di qualsiasi animale al responsabile e a eventuali concorrenti, e una risposta ferma della magistratura. Non ci sono attenuanti né giustificazioni. Ci costituiremo parte civile».

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