Omicidio al Pallonetto di Santa Lucia, arriva la condanna per Gennaro Belaeff. L’omicidio è quello di Pasquale Sesso ucciso nel luglio del 2023. Ad arrestare Belaeff furono gli investigatori della squadra mobile e quelli del commissariato di San Ferdinando. Nella notte del 6 luglio 2023 poco dopo l’omicidio Belaeff cercò di scappare sui tetti alla vista della polizia. Non ci riuscì: fu bloccato e ammanettato in flagranza per il possesso dell’arma da fuoco. Qualche mese più tardi sarebbe poi arrivata anche l’accusa relativamente ai raid contro Sesso.
La richiesta di ergastolo per l’omicidio Sesso
Nonostante la richiesta di ergastolo Belaeff ha rimediato una condanna a vent’anni: merito della strategia difensiva dei suoi legali, gli avvocati Domenico Dello Iacono e Bernardo Scarfò. I due legali in sede di udienza preliminare si erano visti negare la richiesta di abbreviato con contestazione dell’aggravante della premeditazione e dei motivi abbietti e futili. I due legali sono riusciti ad escludere per Belaeff la premeditazione dimostrando che Sesso inizialmente si era recato sotto l’abitazione di Belaeff per tensioni sorte tra i due a seguito della divisione dei proventi di un furto di orologi. Oltre a questo i due legali sono riusciti ad escludere anche l’aggravante dei motivi abbietti e futili ‘assorbiti’ nell’articolo 7.
E così Belaeff ha potuto ottenere l’abbreviato, primo caso a Napoli di un processo iniziato con dibattimento e conclusosi con procedimento penale speciale. Belaeff che dunque rischiava il carcere a vita ha così rimediato 20 anni di reclusione. Belaeff aveva già ottenuto un’importante vittoria quando l’avvocato Domenico Dello Iacono, facendo leva su una questione meramente tecnica, riuscì a far scarcerare il suo assistito. A Belaeff, in relazione ai due arresti (per il possesso di una pistola e per omicidio), fu applicato il principio della contestazione a catena.
Il pubblico ministero nel momento in cui avanzò la richiesta di rinvio a giudizio contestando la connessione tra i due reati avrebbe dovuto calcolare i termini di custodia cautelare a partire dal primo arresto (quello a luglio per armi) e invece tale calcolo ebbe come riferimento il secondo arresto. Il penalista evidenziò che quando c’è la contestazione a catena in caso di connessione di reati si può chiedere la retrodatazione della custodia alla data di esecuzione della prima ordinanza. Il gip non poté fare altro che dare ragione al penalista e dichiarare scaduti i termini di custodia cautelare.
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