Salvatore De Marco sarebbe stato prima minacciato da tre uomini, uno dei quali identificato in Raffaele Busiello, come emerge dalle indagini della Squadra Mobile coordinate dalla Procura di Napoli. Insieme all’indagato ci sarebbe stato anche un importante ras del clan Mazzarella che, nel febbraio 2026, avrebbe detto alla vittima: “Fai il bravo perché dobbiamo scendere e ti dobbiamo schiattare la testa?“. Gli inquirenti hanno subito avuto sospetti sul clan D’Amico-Gennarella, indicandolo come il possibile responsabile dell’agguato contro l’affiliato al clan Rinaldi avvenuto lo scorso marzo.
La storia della faida tra i D’Amico e i Rinaldi
Le sentenze della magistratura hanno tracciato la storia dello scontro armato tra il clan D’Amico e quello dei Rinaldi. Storicamente, la faida è iniziata nel 1989 con l’omicidio di Antonio Rinaldi, a cui hanno fatto seguito l’assassinio di Vincenzo Rinaldi e il tentato omicidio di Luigi e Salvatore D’Amico. Tra il 2015 e il 2018, i gruppi criminali guidati da Salvatore Donadeo e da Salvatore Fido erano articolazioni del cartello dei Mazzarella, impegnati nella contrapposizione con il clan Rinaldi-Reale-Formicola, storicamente vicini ai nemici dell’Alleanza di Secondigliano.
Il ruolo ricoperto dalla famiglia D’Amico nella struttura del clan Mazzarella può essere invece ricostruito a partire dal 1996. Nel mese di marzo di quell’anno, dopo l’omicidio di Salvatore Mazzarella, il clan omonimo decretò l’uccisione del boss Vincenzo Rinaldi (detto “o’ guappetiello”), assassinato insieme a Luigi De Marco, padre di Salvatore. Dopo quei fatti di sangue, i componenti della famiglia Rinaldi furono costretti a cedere il predominio sul rione Villa per rifugiarsi fuori Napoli.
Il cambio di casacca dei fratelli D’Amico
È proprio in tale contesto che i fratelli Luigi, Gennaro e Salvatore D’Amico, un tempo alleati dei Rinaldi, passarono nelle fila del gruppo vincente dei Mazzarella nel tentativo di mantenere il potere. Di conseguenza, rimasero personalmente coinvolti nelle successive rappresaglie organizzate dai Rinaldi a partire dal 1997, anno in cui subirono, l’8 marzo 1997, l’esplosione di un ordigno rudimentale davanti al cancello della propria abitazione. Il 12 marzo dello stesso anno anche l’abitazione di Vincenzo Mazzarella fu oggetto di un attentato dinamitardo, così come le abitazioni dei Formicola, all’epoca alleati.
Un’altra escalation della guerra tra i Mazzarella e i Rinaldi si è registrata tra il 2005 e il 2010 quando si sono registrati raid e tentati omicidi. Il 6 maggio 2010 è stato ritrovato all’interno di un edificio abbandonato, nel Rione Villa, un arsenale riconducibile ai “Gennarella” che avevano assunto un ruolo sempre più attivo nella faida contro i Rinaldi. La zona tra via Villa San Giovanni e Via Nuova Villa viene infatti individuata storicamente come la roccaforte della famiglia D’Amico, che proprio in quegli anni è diventata un’organizzazione autonoma.
Negli ultimi anni, il clan D’Amico-Mazzarella avrebbe preso il controllo criminale anche di San Giorgio a Cremano e Portici attraverso il gruppo guidato dal ras Umberto Luongo. Nell’aprile 2025 si sono verificate ben 4 stese frutto della storica guerra tra il clan Reale-Rinaldi che hanno la loro roccaforte nel Rione Pazzigno e nella zona della 46 del quartiere di San Giovanni a Teduccio, e il clan D’Amico nel loro feudo in via Villa San Giovanni.
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