Patto tra camorra, politica e imprenditoria a Marano: Pirozzi e Di Guida inguaiano Bertini, i Cesaro e Simioli
Patto tra camorra, politica e imprenditoria a Marano: Pirozzi e Di Guida inguaiano Bertini, i Cesaro e Simioli

Due testimonianze importanti questa mattina nell’udienza tenutasi davanti alla Prima Sezione – collegio B – del tribunale di Napoli Nord nel processo sugli intrecci tra camorra-politica e imprenditoria a Marano. Alla sbarra i fratelli Aniello e Raffaele Cesaro (difesi dall’avv, Vincenzo Maiello), Simeoli Angelo (difeso dall’avvocato Giovanni Lo Russo) e l’ex sindaco di Marano Mauro Bertini (difeso all’avvocato Ivan Filippelli). Chiamati a testimoniare il noto politico Antonio di Guida ed il pentito Giuliano Pirozzi sui retroscena delle vicende relative alla Masseria Galeota e il PIP di Marano. Entrambi hanno raccontato retroscena importanti sul business, in particolare Pirozzi ha spiegato quali erano i legami tra i Cesaro e la politica. Invece di Guida ha risposto alle domande poste ed in particolare ha ricostruito le vicende politiche degli ultimi anni, in particolari quelle riferite al territorio di Marano.

I fatti risalgono al gennaio dell’anno scorso.

L’attività investigativa aveva consentito di documentare come gli imprenditori santantimesi Aniello e Raffaele Cesaro, in società occulta con esponenti del sodalizio camorristico dei Polverino di Marano di Napoli e, in particolare, con il sostegno economico del capo clan Polverino Giuseppe detto ‘o Barone, tra gli anni 2005/2006 fossero riusciti ad aggiudicarsi la concessione per l’esecuzione dei lavori di realizzazione del locale Piano di insediamento produttivo. I successivi approfondimenti, sviluppati attraverso mirati accertamenti di tipo patrimoniale e bancario a riscontro del contenuto di intercettazioni e di dichiarazioni rese dagli indagati successivamente all’operazione del maggio 2017, hanno permesso di ricostruire il ruolo avuto da parte di figure appartenenti alla Amministrazione comunale di Marano di Napoli e al settore dell’imprenditoria nella specifica vicenda.

In particolare, dalle nuove risultanze, è emerso come Bertini Mauro, destinatario della misura degli arresti domiciliari,  anche previa indebita corresponsione della somma di 125mila euro da parte dei fratelli Aniello e Raffaele Cesaro, avrebbero favorito l’aggiudicazione alla società riconducibile a quest’ultimi della concessione per la commessa dell’importante opera pubblica, del complessivo valore di oltre 40 milioni di euro. In tale contesto, Simeoli Angelo cl. 1942, alias Bastone, altro indagato destinatario della misura degli arresti domiciliari, imprenditore edile già a processo per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa (clan Polverino), pienamente compartecipe dell’accordo corruttivo, monetizzava, celando tali operazioni nell’ambito di attività svolte da proprie società, 5 assegni bancari per complessivi 62 mila e 500 euro, somma poi fatta avere al Bertini, a saldo di altri 50mila euro, corrisposti in contanti al primo cittadino di allora direttamente dai fratelli Cesaro.

Bertini e Simeoli sono inoltre indagati con l’odierno provvedimento per la realizzazione, tra gli anni 2004-2006, in violazione del PRG comunale vigente, di un complesso residenziale composto da 27 appartamenti e 9 attività commerciali, edificato con l’abbattimento di una vecchia tenuta in stato di abbandono, denominata Masseria Galeota. I lavori sono stati eseguiti da una società di costruzioni del Simeoli che, al fine di ricevere le previste autorizzazioni, consegnava a Bertini, sindaco in carica dell’epoca, una somma di denaro non quantificata. Infatti, Santelia, dirigente dell’Ufficio tecnico, già a processo, poi prescritto, per le relative violazioni in materia urbanistica, su direttive del sindaco Bertini, aveva consentito a Simeoli di presentare il progetto con una semplice Dichiarazione di inizio attività (D.i.a.), in luogo della necessaria concessione edilizia.

 

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