Scambio di killer tra Scissioniti e Lo Russo, i vertici del clan evitano l’ergastolo

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Uno scambio di killer e favori che saldò l’amicizia tra gli Amato-Pagano e i Lo Russo di Miano. Un’alleanza suggellata dal sangue. E’ questo l’incipit degli omicidi di Salvatore Cipolletta ed Eugenio Santoro (e del ferimento di Andrea Parolisi). Questa mattina, dinnanzi al gup De Micco, è stata letta la sentenza nei confronti dei responsabili di quel ‘patto di sangue’ tradottosi nella formazione di verie e propri squadroni della morte. Processati con il rito abbreviato i ras Carmine Amato e Carmine Calzone (entrambi difesi dall’avvocato Luigi Senese) se la sono cavata con vent’anni di reclusione a testa a fronte di una richiesta all’ergastolo avanzata in sede di requisitoria.

Vincente si è rivelata la strategia del loro legale che è riuscito a convincere il gup a concedere le attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti e l’assorbimento dei motivi futili e abbietti nell’aggravante della modalità mafiosa. Anche i boss Cesare Pagano e Raffaele Amato (difesi entrambi dall’avvocato Domenico Dello Iacono) hanno evitato il carcere a vita rimediando rispettivamente trenta e vent’anni. Anche per loro fondamentale si è rivelata la strategia del loro legale che è riuscito a far valere le attenuanti generiche.

La condanna di Raffaele Amato ha spiazzato non poco la Procura con la dottoressa Marra che ha evidenziato come in base all’articolo 78 del codice penale nel caso di concorso di reati la pana da applicare non può eccedere i trent’anni per la reclusione. Particolare che spiega perchè in sede di requisitoria era stato invocato il carcere a vita per il ‘gotha’ degli Amato-Pagano. Vent’anni anche per Raffaele Perfetto, Oscar Pecorelli e Salvatore Silvestri per l’omicidio Santoro.

Il patto tra Scissionisti Amato-Pagano e ‘Capitoni’

In sede di requisitoria tutti gli imputati avevano ammesso gli addebiti senza aggiungere altro. Una mossa che però non aveva turbato più di tanto il pubblico ministero della Dda Vincenza Marra che aveva invocato per tutti l’ergastolo. Fondamentali, per ricostruire quei delitti, si rivelarono le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia tra cui quelle dell’ex capoclan dei ‘capitoni’, Salvatore Lo Russo.

L’agguato del 19 dicembre del 2006 costò la vita ad Eugenio Santoro. Esecuzione compiuta da un commando composto sia da esponenti degli Scissionisti che di ras di Miano. Una ‘joint venture criminale’ siglata al matrimonio di Antonio Lo Russo. Per quel delitto furono così arrestati oltre a Cesare Pagano anche Oscar Pecorelli, Salvatore Silvestri e Raffaele Perfetto.

Un delitto quello di Santoro direttamente legato a quello di Salvatore Cipolletta incaricato dal clan di uccidere sia lui che Andrea Parolisi (poi pentitosi). Parolisi sfuggì all’agguato e Cipolletta divenne così inviso ai vertici del clan anche perchè nel frattempo si era ‘macchiato’ di un’altra colpa. Quella di aver portato nella cosca persone poi pentitesi.

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