Da sinistra Ciro Rinaldi, Luisa De Stefano e la vittima Vincenzo De Bernardo

Hanno evitato l’ergastolo nonostante le pesanti accuse a suo carico. Imputati per l’omicidio del ras Vincenzo De Bernardo, il boss Ciro Rinaldi e le pazzignane Vincenza Maione e Luisa De Stefano hanno evitato l’ergastolo (leggi qui l’articolo precedente). I tre  condannati a 35 anni di reclusione a testa come stabilito dai giudici della Corte d’assise di Napoli (III sezione). Il collegio difensivo composto dagli avvocati Raffaele Chiummariello, Salvatore Impradice, Antonella Regine e Carmine D’Anna è riuscito a limitare i danni al termine del dibattimento evitando per i loro assistiti il massimo della pena.

Il boss Rinaldi indicato come mandante

De Bernardo venne ucciso l’11 novembre 2015 a Somma Vesuviana, durante la guerra di camorra tra il clan Mazzarella e il clan guidato dal boss Rinaldi. L’omicidio avvenne dopo la scarcerazione di De Bernardo, elemento legato alla camorra di Forcella, che decise di trasferirsi nel Vesuviano una volta uscito di cella. Il boss Rinaldi, secondo gli inquirenti, fu uno dei mandanti dell’omicidio mentre le due donne presero parte all’esecuzione materiale dell’assassinio. L’altro mandante dell’omicidio è ritenuto Luigi Esposito, capo della cosiddetta fazione dei paesani. De Bernardo, secondo la Procura, ucciso anche per vendicare la morte di Emanuele Sibillo al cui omicidio avrebbe partecipato proprio un nipote di De Bernardo.

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