Un anno esatto dal primo caso di Covid, come è cambiato il mondo dal 17 novembre 2019

Un anno di Covid
Un anno di Covid

E’ passato giusto un anno dal 17 novembre 2019. Quella che sembrava una domenica d’autunno come tante finì per cambiare radicalmente il destino delle nostre vite. Ad allora, infatti, risale ufficialmente il primo caso di contagio Covid. Si tratta di un 55enne cinese, residente nella provincia dell’Hubei. L’escalation da lì in poi è purtroppo nota: al 15 dicembre il numero totale degli infetti sale a 27, a Capodanno (quando la stessa Cina per la prima volta ammette l’esistenza del virus) a 381.

I numeri da allora

Un incremento considerevole che, almeno dai media nostrani, veniva all’inizio un po’ sottovalutato. Questo fino al 12 febbraio 2020 quando, poco prima del suo arrivo in Italia e quindi in Europa, la malattia viene anche battezzata dall’Oms: Covid-19.

I numeri registrati nel frattempo nel nostro paese sono disastrosi: 1,21 milioni di casi totali, con 442mila guarigioni e 45.773 decessi. In tutto il mondo, invece, sono addirittura 55,1 milioni i casi accertati, con 35,4 milioni di guariti e 1,33 milioni di morti.

Un anno di Covid: come sono cambiate le nostre vite?

Da quando il Covid è entrato nelle nostre vite è cambiato anche il nostro modo di approcciarci alla quotidianità. A partire dal lavoro che se per molti è diventato “smart working”, per altri significa invece stringere i denti e tirare avanti. Tante attività in questi mesi hanno abbassato le saracinesche, vuoi per decreto, vuoi per necessità. Imprenditori grandi e piccoli, artigiani, lavoratori autonomi, e tante altre categorie hanno visto cambiare radicalmente il loro modo di lavorare e di vivere. Tanti sono stati anche licenziati a causa della crisi finanziaria che il lockdown e le varie restrizioni hanno portato con sé.

Ci siamo poi abituati a scendere con la mascherina, a rispettare distanze di sicurezza e coprifuochi. Dovremo inoltre dire addio al Natale così come lo conosciamo – almeno per quest’anno -, comprando regali online e passando le feste in famiglia con i soli parenti più stretti. Niente tavolate di capodanno, niente cenoni della vigilia, con la speranza che il 2021 sia un anno per tutti noi di cambiamento e di ritorno a quella normalità che, a quanto pare, avevamo dato troppo per scontato.

Il pensiero di Maurizio Sanguinetti

Del virus, per fortuna, in un anno abbiamo imparato molto: «Dal punto di vista genetico innanzitutto – spiega Maurizio Sanguinetti ad Avvenire, che è direttore del Dipartimento di Scienze di laboratorio e infettivologiche del Policlinico Gemelli e presidente della Società europea di Microbiologia clinica e malattie infettive –: sappiamo che la sua evoluzione è lenta. Il Sars-Cov-2 ha subito un’unica mutazione importante per ora, quella intuita dal team del professor Massimo Ciccozzi del Campus Biomedico e dimostrata a livello sperimentale proprio di recente con un importante studio su Nature».

Il virus che circola oggi non è più quello di Wuhan: ha incrementato il suo potenziale di diffusione diventando dieci volte più contagioso. «Si tratta di una mutazione che non ha portato cambiamenti nella sua patogenicità: il virus cioè non è diventato più aggressivo, ma neanche meno. Studi, in ogni caso, sono in corso anche su questo punto – continua Sanguinetti –. Quello che però va sottolineato è che la lentezza nella sua evoluzione è una buona notizia, ci avvantaggia. Significa che abbiamo più possibilità di adattarvi un vaccino e che questo vaccino sia efficace».