Uno Bianca, permesso premio per Alberto Savi. I familiari delle vittime:«Un’indecenza»

Alberto Savi, il più giovane dei tre fratelli della banda della Uno Bianca (gli altri sono Roberto e Fabio), che tra il 1987 e l’autunno del 1994 fece 24 morti e oltre 100 feriti, durante le vacanze natalizie ha usufruito di un permesso premio, potendo trascorrere qualche giorno a casa con i familiari. L’ex poliziotto killer, che sta scontando l’ergastolo, è già rientrato nel carcere di Padova, come ha confermato la sua legale, avvocata Anna Maria Marin. Una notizia che arriva nel giorno in cui, oggi, 4 gennaio, a Bologna si ricorda la strage del Pilastro del 1991 e il sacrificio dei carabinieri Mauro Mitilini, Otello Stefanini e Andrea Moneta.   “Le persone che hanno sofferto, che hanno passato dei Natali così difficili per questi delinquenti, non potranno mai dimenticare”, è il commento del sindaco Virginio Merola alla commemorazione. “La giustizia in Italia è dovuta al nostro sistema democratico che sicuramente i criminali della Uno Bianca hanno disprezzato, ma di cui oggi godono anche i vantaggi. Le leggi non si possono fare ad personam, ma sicuramente essere qui ogni anno, come comunità, dimostra che siamo sulla strada giusta. Questa è giustizia”.

“La nostra è una battaglia contro i mulini a vento, più diciamo che non riusciremo mai a perdonare i killer della Uno Bianca e più li fanno uscire”, commenta “amareggiata, ma non meravigliata Rosanna Zecchi, presidente dell’associazione dei famigliari delle vittime della Uno BIanca. “Sono convinta che non sono pentiti, alcuni feriti ancora mi chiamano per dirmi che hanno paura di poterli incontrare in strada. La nostra non è una battaglia personale, ma in difesa della società civile”. “Capisco che chi ha rubato un pezzo di pane possa usufruire di permessi per uscire o di altri benefici in carcere – ha aggiunto Zecchi -, ma per gli assassini non dovrebbe essere così, questo non è possibile. Già è uscito Marino Occhipinti, che è definitivamente libero, ora prima o poi lo faranno tutti. Ma la giustizia dov’è?