«Vi siete fatti fare», il rimprovero del boss Sequino in carcere ai nipoti

Il duplice omicidio di vico Nocelle in cui persero la vita Salvatore Esposito, all’epoca ras indiscusso del Cavone di piazza Dante, e Ciro Marfè, affiliato ai Sequino (con un altro affiliato del gruppo di Santa Maria Antesaecula Pasquale Amodio rimasto ferito), segna il punto di non ritorno della guerra tra gli stessi Sequino e i Vastarella. Quel momento fa capire che non esistono più patti e che da lì in avanti sarà confronto totale. I dialoghi registrati nel carcere di Vibo Valentia (dove Salvatore Sequino è detenuto) all’indomani di tale episodio forniscono elementi importanti per delineare lo scenario di riferimento dell’agguato.

In queste intercettazioni emerge in modo evidente che la vittima designata era Esposito. A tale incontro aveva partecipato anche Patrizio Vastarella con il ruolo di paciere per dirimere i contrasti tra lo stesso Esposito e Ugo Ferrigno, ras di piazza Mazzini. In realtà il summit di vico Nocelle (nei pressi dell’abitazione di un pregiudicato, Salvatore Sacco chiamato ‘o scugnat) era solo una scusa per attirare in trappola Esposito, la cui condanna a morte sarebbe stata decisa da diversi capiclan: Vastarella in tale occasione chiese ai Sequino di accompagnare Esposito all’incontro e di fare da garanti. Quest’ultimi così  acconsentirono e fecero accompagnare Esposito da Amodio e da Marfè. I Sequino subito inquadrano l’omicidio nelle dinamiche camorristiche del Cavone essendo pienamente coscienti che chi bramava l’omicidio di un ex reggente doveva avere il benestare di altri clan importanti della scena camorristica di Napoli centro per compierlo. Per questo motivo i mandanti dovevano per forza avere le spalle forti per commettere tale grave delitto, consenso maturato con il benestare di Vastarella e di Enzo Romano, esponente apicale della camorra dei Quartieri spagnoli. I sospetti sui Vastarella sono alimentati anche da una lettera di Salvatore Basile, ex esponente dei ‘Barbudos’ poi passato con i Vastarella. Basile riferisce ai Sequino di aver visto il giorno dell’omicidio Patrizio Vastarella e due suoi uomini, tale ‘o top e Salvatore Stella nei pressi del luogo dove sono stati ammazzati Esposito e Marfè. Squino, dal canto suo, si rammaricava che si fosse fatto fregare, riferendosi ad Amodio o Marfè aggiungendo che quando aveva visto la scena alla televisione aveva già capito che i suoi affiliati erano stati attirati in una trappola “…Si è fatto fregare, si è fatto fregare … Io quando vidi per televisione il posto ho detto non esiste che se li sono andati a prendere , sono caduti dentro qualche tranello, perché non può essere…”.