Scomparsa dei ‘segreti’ del boss Zagaria, la vivandiera accusa l’agente di polizia. Rosaria Massa ha testimoniato al processo a carico di Oscar Vesevo, poliziotto accusato di aver fatto sparire la pen drive del boss del clan dei Casalesi. Come riporta il Mattino la vivandiera del boss ‘Capastora‘ è stato ascoltata ieri dal collegio giudicante al tribunale di Napoli Nord. Secondo Massa sarebbe stato l’agente a portar via la ‘pennetta’ usb a forma di cuore di marca Swaroski dall’ultimo covo situato in via Mascagni a Casapesenna. L’arresto di Zagaria condotto il 7 dicembre del 201. Secondo la vivandiera all’interno del supporto informatico sarebbero state contenute foto e documenti segreti del boss.

Nei mesi scorsi Orlando Fontana venne assolto nell’ambito dell’inchiesta sulla pen drive. L’imprenditore venne accusato di aver acquistato per 50 mila euro la pennetta, ma per i giudici non fu raggiunta la prova dell’acquisto.

LE ACCUSE AL POLIZIOTTO SULLA SCOMPARSA DELLA PEN DRIVE

Massa era la proprietaria, insieme al marito Vincenzo Inquieto, dell’appartamento dove Zagaria fu catturato dopo 16 anni di latitanza. Vesevo, difeso da Giovanni Cantelli, risponde di peculato e corruzione con l’aggravante mafiosa e accesso abusivo ai sistemi informatico

La vivandiera è stata condannata per aver favorito la latitanza del boss Zagaria, sorte giudiziaria condivisa con il marito. Per la scomparsa della pen drive finì sotto processo anche l’imprenditore Orlando Fontana. L’uomo fu assolto perché per i giudici non sarebbe stata raggiunta la prova dell’acquisto.

 

RESTA AGGIORNATO, VISITA IL NOSTRO SITO INTERNAPOLI.IT O SEGUICI SULLA NOSTRA PAGINA FACEBOOK.