Aria di rottura tra il sindaco Perrotta e il Pd. Nel mirino del primo cittadino, dopo le polemiche a distanza con gli esponenti della sua coalizione, finisce questa volta la segreteria provinciale del suo stesso partito: “Leggo da articoli di stampa – scrive Perrotta – un virgolettato del vicepresidente del Consiglio regionale, Biagio Iacolare, che attendeva “l’indicazione sul candidato da parte della segreteria provinciale del Pd e non avendo ricevuto alcuna notizia in tal senso” ha deciso di puntare su un altro candidato. Mi chiedo e vi chiedo perchè il Pd, pur avendo ripetutamente espresso la convergenza sulla mia candidatura, non abbia formalizzato tale indicazione. Ritengo – aggiunge – sia un fatto gravissimo che mina il rapporto di fiducia che nutro verso il mio partito e i suoi organismi rappresentativi che, ad oggi, può essere sanato soltanto rendendo pubblica la mia candidatura a sindaco. In caso contrario ne trarrò le conseguenze che riterrò più opportune”. Dichiarazioni che potrebbero essere il preludio alla costituzione di una lista civica in vista delle prossime amministrative e che innescano al replica del segretario cittadino Francesco Amitrano: “Il sindaco sa bene che quanto dichiarato da Iacolare non corrisponde al vero. La verità è che suo nome non abbiamo ottenuto alcun riscontro da parte dei nostri interlocutori. Sono sicuro che il sindaco saprà valutare per sè e per il partito il percorso migliore da intraprendere”. Ma le grane per il primo cittadino non finiscono qui. E’ di ieri infatti l’ultimatum dei consiglieri fuoriusciti dall’Udc: “Vogliamo l’assessorato entro oggi – avvertono Mario Chianese e Antonio Cerullo – oppure saremo i promotori della raccolta firme per sfiduciare Perrotta”. Ora per il primo cittadino le prospettive non sono tantissime. Resta da capire se propenderà per l’azzeramento della giunta oppure assegnerà ai due ex centristi un assessorato attualmente in quota Udc, anche se in questo caso si attirerebbe le ire del partito di maggioranza relativa, più che mai deciso a non rinunciare a nessuno dei propri cinque posti nell’esecutivo. “I nostri assessorati non si toccano – ribadisce Pasquale Albano, capogruppo consiliare Udc – In caso contrario la fine anticipata della consiliatura sarebbe inevitabile”. Al vaglio di Perrotta anche un’altra possibilità: cedere ai due ex centristi un assessorato in quota Pd. La querelle si trascina da giorni e trae origine da una polemica interna all’Udc: Chianese e Cerullo, infatti, avevano manifestato perplessità circa le modalità con le quali il loro ex partito ha delineato il futuro candidato sindaco, poi individuato nella figura dell’avvocato Ferdinando Scotto, sul cui nome è pronto a convergere anche il Pdl. Una scelta che ha spinto il Pd, che sembra invece orientato a puntare sull’assessore Matteo Morra, ad uscire allo scoperto con un manifesto che chiama in causa proprio gli esponenti di punta di Udc e Pdl, rispettivamente il vicepresidente del Consiglio regionale Biagio Iacolare e il consigliere provinciale Antonio Di Guida. Le fibrillazioni non risparmiano nemmeno il Pdl: Mario Cavallo, da mesi indicato come uno dei papabili candidati sindaco, rompe ogni indugio e annuncia: “Se non sarò il candidato del Pdl, correrò a capo di una civica”. A sostenerlo – almeno secondo quanto dichiarato dall’ex esponente della Dc – anche alcuni partiti dell’area moderata: Fli e Api. A sinistra, intanto, si attende l’esito dell’ultimo direttivo convocato dai vertici di Sel. Il partito di Vendola ha detto no alla riproposizione della candidatura Perrotta, ma si è spaccato sull’opzione Bertini. Sull’Aventino la consigliera Stefania Fanelli, possibile candidato sindaco in caso di corsa solitaria. La linea pro Bertini, invece, è sostenuta dal coordinatore cittadino Antonio Guarino e dal responsabile degli enti locali Antonio Scala. Nessun dubbio in casa Idv: il partito di Di Pietro ha da tempo sposato la candidatura Bertini e spegne sul nascere qualsiasi polemica: “Con l’ex sindaco non abbiamo contrattato nessun posto nell’esecutivo – spiega il segretario Roberto Ponticelli – Le illazioni apparse su periodico locale avevano lo scopo di minare l’unità del partito. Abbiamo optato per il sostegno a Bertini sulla base di un programma condiviso: la nostra compattezza non è mai stata in discussusione”. Non farà parte della coalizione invece la lista (italia popolare) promossa da Domenico Galardo. Alla fine ha prevalso il diktat di Rifondazione, che aveva manifestato dubbi sul simbolo della formazione politica che comunque si ispira ai valori tipici del centrosinistra.
Gelo tra Pd e Perrotta per le amministrative
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