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Schiaffi e pugni alla moglie, condannato ex ras del clan: assurdo come tentò di strangolarla

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Maltrattamenti in famiglia, 44enne condannato. E’ quanto ha disposto la Corte d’Appello di Napoli nei confronti di Vincenzo Capone, di Acerra: confermati i cinque anni rimediati in primo grado e confermata l’assoluzione per la violenza carnale. L’uomo, conosciuto come Enzuccio o” toro, ritenuto in passato un ras del clan Crimaldi e persona conosciuta negli ambienti della mala locale, era stato arrestato a inizio anno dopo due settimane di latitanza. Era uscito dal carcere a dicembre del 2015 per essere sottoposto all’obbligo di dimora nel comune di Acerra. La polizia avrebbe dovuto notificargli la misura preventiva della sorveglianza speciale ma si sottrasse in più occasioni al controllo presso la sua abitazione. Ecco che dal commissariato diretto dal vicequestore Antonio Cristiano e dal sostituto commissario Alessandro Gallo partì subito la richiesta di inasprimento della misura con il tribunale di Noia che pochi giorni dopo emise contestualmente l’ordinanza di custodia cautelare in carcere per maltrattamenti in famiglia, e il decreto di latitanza. Per questi fatti venne bloccato a fine novembre del 2014: un incubo per una donna – una 44enne di Acerra – durato alcuni mesi in cui si erano susseguite minacce e botte fino all’episodio decisivo, con l’uomo avrebbe addirittura tentato di strozzarla con un filo elettrico, dopo averla per l’ennesima volta picchiata – scrive Cronache di Napoli -. A toglierla dalle grinfie dell’uomo era stato un ragazzo di appena 15 anni che aveva allentato la morsa del cappio. Fu in quel momento che la donna trovò la forza di denunciare il tutto alla polizia. Vincenzo Capone il mese scorso era stato condannato definitivamente 6 anni dopo pronuncia della Corte di Cassazione in merito al processo Risiko, l’inchiesta che nel 2010 smantellò capi e gregari di tre clan della mala acerrana.

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