Accusato di aver ucciso la moglie con un colpo di pistola, ieri è stata discussa la richiesta di scarcerazione di Carmine D’Aponte davanti al tribunale del Riesame. L’uomo, assistito dall’avvocato Antonio Verde, risponde di omicidio volontario aggravato. La vittima, Stefania Formicola, è morta dopo pochi istanti. E’ stata centrata da un proiettile all’addome. La tragedia si è consumata a Sant’Antimo: i due erano in macchina. Ieri nel corso dell’udienza, il pm Fabio Sozio ha acquisito la nuova documentazione: si tratta di 13mila file estrapolati dai due telefonini, rispettivamente di proprietà dell’indagato e di Stefania. Si tratta di sms, conversazioni e filmati che partono dal 2014. Tra i video anche quello che ritrae il figlio della coppia impugnare la pistola del nonno e il nonno, Luigi Formicola, dire: “Spara a papa”. Ma l’avvocato dell’anziano, indagato per minacce ai danni del genero, sostiene che era solo “un gioco in cui al bambino sia il nonno che il papa chiedono di mimare il gesto di sparare “. Agli atti anche le dichiarazioni rilasciate dalla sorella della vittima, Fabiana, e i due nuovi interrogatori di Carmine D’Aponte. L’uomo ancora una volta si è difeso, sostenendo che si è trattato di un incidente. Il 33 enne parla di “una disgrazia
“Il colpo è partito accidentalmente. Io le ho fatto vedere l’arma per farle capire lo stato d’animo nel quale vivevo e nel quale mi aveva ridotto il padre, cioè mio suocero, che pochi giorni prima ha provato ad uccidermi. Dopo qualche momento concitato nel quale Stefania pensava che volessi fare qualche sciocchezza ha provato a sfilarmela dalle mani e così è partito il colpo”, è la versione dell’uomo, attualmente recluso in carcere. La difesa punta agli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico in quanto il pencolo di fuga – a detta dell’avvocato – è remoto, visto che dopo il colpo d’arma da fuoco è stato lui stesso a dare l’allarme e a chiamare i soccorsi. Attesa per i prossimi giorni la sentenza.
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