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DRAMMA DIETRO LE SBARRE. Detenuto muore in carcere: la famiglia avvisata solo dopo la sepoltura

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Gli mancavano quindici giorni da scontare prima di essere scarcerato e tornare in libertà. ma è deceduto nella notte tra il 23 ed 24 ottobre. La famiglia che vive in Marocco è stata informata del decesso del congiunto solo dopo diversi giorni dalla sua morte, violando l’Ordinamento Penitenziario e il Regolamento di Esecuzione che stabiliscono che in caso di decesso di un detenuto debba essere data immediata notizia ai familiari. Al papà gli è stato detto da una interprete araba, chiamata dalla Casa Circondariale, che il figlio era morto perché aveva inalato del gas da una bomboletta avvolgendosi la testa con un sacchetto di plastica. L’interprete, inoltre, chiedeva al Mouchine, se voleva che del funerale se ne occupasse l’Amministrazione Penitenziaria. Questi in risposta gli riferiva, espressamente, che la famiglia desiderava occuparsi del funerale per cui chiedeva di conoscere la procedura per la restituzione della salma. I familiari, oltre a cercare di contattare subito l’Autorità Consolare, inviavano subito un amico, italiano, presso il Carcere di Paola al fin di appurare se, realmente, il loro figlio fosse deceduto perché pensavano che fosse uno scherzo.

A questi veniva riferito che il Mouchine era deceduto il 26 ottobre cioè il giorno prima della telefonata, cosa non vera. Una serie di bugie, una dietro l’altra. Infatti, già al momento della telefonata da parte dell’interprete, il Mouchine era stato già sepolto presso il Cimitero del Comune di Paola, col nulla osta della Procura della Repubblica di Paola in persona del pm Fasano, dopo gli accertamenti necroscopici eseguiti da un Medico legale che fra 60 giorni dovrebbe depositare la relazione peritale.

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