Davide Guarino, Francesco Fulmine, Vincenzo Palumbo, Mario Morlando, Pierpaolo Iodice, Flavio Sannino. Non si tratta nè di un appello scolastico, nè di una formazione di calcetto. Questi sono i nomi dei sei ragazzi giuglianesi che lo scorso 30 ottobre, a Taranto, hanno vinto la medaglia d’oro alla “Spartan Race”.
Ma che cos’è la Spartan Race? E’ uno sport che nasce tra le montagne del Vermont (negli USA, ndr) con l’obiettivo di far superare i propri limiti agli atleti riuscendo a terminare una vera e propria corsa ad ostacoli. Con centotrenta eventi in quindici paesi del mondo, la Spartan Race sta diventando sempre più famosa. Ci sono tre diversi format a cui è possibile partecipare: 5 chilometri (Sprint), 13 chilometri (Super) e 20 chilometri (Breast) per tre corse piene di fango, acqua e fuoco.
Abbiamo intervistato il preparatore atletico dei ragazzi, Daniele Bellofatto, il quale ci ha spiegato come si è svolta la spedizione vincente: “Già lo scorso aprile abbiamo partecipato alla tappa di Orte, nella gara Sprint, senza avere però particolari pretese. Tuttavia l’ottimo piazzamento ottenuto ci ha fatto prendere in considerazione l’idea di partecipare a quella successiva che si sarebbe svolta a Taranto e così abbiamo iniziato a prepararci. Nei sei mesi di allenamento i ragazzi hanno lavorato duramente, con l’obiettivo di far bene; inoltre si è creato un affiatamento particolare tra di loro, elemento fondamentale in qualsiasi sport di gruppo.
Poi la vittoria inaspettata: “E’ stata una gioia immensa! Abbiamo vinto come team classificandoci al primo posto (gara supercompetitiva) e staccando di quasi sei minuti la seconda. Sono sincero nel dire che nemmeno nelle previsioni più rosee si poteva immaginare tale piazzamento, ma ciò dimostra che alla fine il lavoro ed il sacrificio pagano sempre. Adesso non ci poniamo limiti e vogliamo partecipare alle gare successive di Orte e Cracovia per ambire ad un piazzamento alto nel torneo europeo. Infine una simpatica battuta sul nome del team: “Abbiamo scelto il nome ‘Atletico ma non troppo’, proprio per non perdere mai di vista l’aspetto ludico che è uno dei valori essenziali dello sport”.


