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Lo Russo pentito, la verità sul calcio scommesse. I pentiti: «Non sa dove murare i soldi»

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I milioni, gli affari e gli illeciti commessi dai colletti bianchi. Antonio Lo Russo è un boss e lo al punto che la Procura ha deciso di ascoltarlo perché ritiene che dalle sue ricostruzioni possono arrivare clamorose conferme su indagini condotte dalla Dda.
Innanzittutto la gestione della cassa e poi i soldi che il clan avrebbe riciclato negli anni in attività commerciali solo apparentemente legali e pulite. Milioni e milioni di euro che la cosca ha accumulato negli anni grazie al traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Ma non è solo questo che interessa ai pm. Ci sono anche altri versanti .Innanzitutto quello del calcioscommesse. Lo Russo e più in generale tutto il clan dei “capitoni” di Miano, controllano da decenni il flusso di soldi per il calcioscommesse e in particolare sui tentativi della camorra di manipolare partite di calcio. Antonio Lo Russo, durante una partita del Napoli fu ripreso a bordo campo. Quell’immagine fece il giro di tutti i quotidiani. Si ipotizzarono pressioni e combine ma su quella storia non è mai emerso nulla diparticolare. Il Napoli giocava contro il Parma e perse quella gara in casa in maniera rocambolesca.

Adesso Lo Russo potrebbe spiegare ai pubblici ministeri il motivo perchè era lì. Così come potrà spiegare i suoi rapporti con alcuni calciatori e alcuni imprenditori, così come sono emersi dal racconto di altri pentiti della sua famiglia, primo fra tutti il padre Salvatore Lo Russo,che c’è da ricordare è stato condannato per calunnia,nei confronti dell’ex capo della Squadra Mobile di Napoli, Vittorio Pisani. Chiaramente Lo Russo parlerà anche di tanti omicidi voluti e organizzati dalla cosca per scongiurare la ribellione di una parte del clan che voleva che Antonio non fosse più il capo, dopo il clamoroso pentimento del padre Salvatore. E ancora delle coperture ricevute a Nizza e nel Montenegro per la sua lunga e dorata latitanza.

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Di Antonio Lo Russo ne hanno parlato in molti. Tantissimi collaboratori di giustizia che hanno ricostruito per filo e per segno gli affari che lo stesso avrebbe messo a “segno” negli ultimi decenni. Soldi su soldi, talmente tanti che qualche collaboratore diceva che non aveva più spazio per murarli. Adesso è stato trasferito al carcere di Roma-Rebibbia nel reparto che è destinato ai collaboratori di giustizia. Entro sei mesi dovrà raccontare quello di cui è a conoscenza.

FONTE: IL ROMA

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