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Dopo i boss si pente anche il ‘filatore’ dei Lo Russo. ECCO DI CHI SI TRATTA

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Ha deciso di pentirsi. Non aveva alternative. Poteva restare in carcere tutta la vita o se fosse stato scarcerato aveva il destino segnato: la camorra aveva deciso di eliminarlo. Su di lui c’era una condanna a morte, perché di lui, il clan Lo Russo non si fidava più. Anzi, in realtà non si era mai fidato e lo aveva usato per una “filata”. Rosario De Stefano come riporta Il Roma – ex marito di Antonella De Musis, compagna di Mario Lo Russo, ha deciso di collaborare con lo Stato. Le sue dichiarazioni sono in una fase embrionale e oltre a dover raccontare dell’omicidio per il quale è imputato dovrà riferire anche di ciò di cui è a conoscenza. Ha infatti riferito di quanto conosce dell’omicidio Vastarella-Vigna, oltre a una serie di reati commessi nel corso della sua permanenza al rione Sanità sotto l’egida del clan Lo Russo di Miano, che al centro di Napoli aveva intenzione di conquistare ogni vicolo.

Questa però in realtà non era l’aspirazione concreta di Lo Russo, che invece ha sempre dichiarato di essersi trovato per caso a voler gestire la Sanità e di aver voluto uccidere Pietro Esposito perché gli aveva mancato di rispetto. Stessa storia anche per Walter Mallo dove il boss aveva detto di volergli addirittura tagliare la testa. Il boss ha deciso di raccontare ai magistrati i segreti del clan che lui ha gestito per anni in assenza del padre e degli zii che erano in carcere. La scelta di Antonio Lo Russo, 35 anni, ha messo in moto tutte le procedure attuate per la sicurezza dei familiari. Le persone che hanno accettato di lasciare Napoli ed essere trasferite in località segreta, sono state prelevate di notte da due autovetture delle forze dell’ordine; nella massima discrezione possibile e senza alcun pericolo per nessuno. Qualcuno in zona però ha visto, ha intuito e ha capito diffondendo la notizia in giro.

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Antonio Lo Russo deve la notorietà a livello nazionale per una vicenda clamorosa. Quando era già latitante fu immortalato dai fotografi, che ovviamente manco lo sapevano, mentre assisteva da imbucato a bordo campo a una partita del Napoli al San Paolo: era in tuta da addetto alla sicurezza, con la pettorina. Ma già il giorno dopo lasciò Napoli e soltanto quattro anni dopo, nel 2014, fu catturato a Nizza insieme a un cugino. Nel frattempo, grazie alle ingenti fortune accumulate dal clan, aveva vissuto nel lusso prima in Polonia e poi in Francia. Per i pm della Dda era lui che tiene le redini di una cosca forte e temuta, il clan che si era addirittura impossessato per un periodo anche della Sanità estendendo la sua influenza criminale dal Rione San Gaetano fin nel cuore del centro storico di Napoli .Antonio Lo Russo intuì che la terra cominciava a scottargli sotto i piedi e lasciò l’Italia.

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