«Sono stata io ad accompagnare alle 4 di notte Ciro (Perfetto, ndr) e Luigi (Cutarelli,ndr) nella casa nella disponibilità di Rosario alla Sanità, vicino all’ospedale San Gennaro».
È il 27 luglio scorso quando Antonella De Musis, dopo aver convinto il compagno Carlo Lo Russo a pentirsi e a cambiare vita, descrive il suo ruolo nell’omicidio di Pietro Esposito. È stata lei, racconta, a mettere in contatto Rosario De Stefano con il ras soprannominato“Carlucciello”.
Il primo, un rapinatore della Sanità costretto a pagare il “pizzo” su ogni colpo a“Pierino”, in passato ha avuto una relazione con la donna dalla quale è nata una figlia. Desiderava conoscere il boss di Miano e così c’è stato l’incontro da cui è nata la“filata” fatta da Rosario ai due killer. “L’omicidio”, ha continuato Antonella De Musis, “pensavamo che venisse compiuto l’indomani e invece così non è stato. Sono passati un paio di giorni durante i quali Carlo veniva a casa mia ed era in attesa di notizie. Voleva anche che Ciro e Luigi tornassero, ma loro avevano promesso che sarebbero tornati solo dopo essere riusciti a uccidere “Pierino” Esposito.
Ci sono effettivamente riusciti e sono venuti, come da programma, a casa mia, cioè a Mugnano da mio padre che in quel periodo era fuori per lavoro e non dormiva in quella casa. Preciso che proprio perché sapevo quello che dovevano fare e dell’ospitalità dopo l’omicidio che dovevo dare, ho mandato mio figlia da mia madre per qualche giorno. Rosario invece,dopo essersi fatto lasciare la casa della sorella (all’oscuro di tutto,ndr), ha dormito con Ciro e Luigi.
Quando ho accompagnato di notte Ciro e Luigi, Rosario ci stava aspettando. Dopo l’omicidio, Ciro e Luigi, come concordato, sono venuti da me a Mugnano e mi hanno raccontato ciò che avevano fatto. Mi dissero che non era stato facile e che avevano sparato in mezzo alla gente nella piazza. Ciro guidava il motorino e Luigi ha sparato, mi dissero anche che avevano colpito per sbaglio un ragazzo. Al racconto ha assistito Carlo che era ancora a casa mia, ma poi è dovuto andare via perché era l’ora del suo rientro a casa”.
Nella sparatoria costata la vita a Pietro Esposito rimase ferito da una pallottola vagante un giovane totalmente estraneo alla malavita, Giovanni Catena, dipendente di un pub, che in quel momento -come si legge su ‘IlRoma’-era uscito dal locale per gettare la spazzatura. Per fortuna, dopo un periodo in ospedale, si è ripreso.

